Rassegna stampa

La Cavallerizza blu e il Gallo rosso, la simbologia di Chagall come allegoria della bellezza

Tra le opere presenti all’interno della Collezione M curata dalla Fondazione Sorgente Group che io presiedo, ve n’è una sulla quale vorrei soffermarmi: La Cavallerizza Blu e il Gallo Rosso, opera realizzata da Marc Chagall nel 1973, al tempo della sua massima fama e dei numerosi riconoscimenti ricevuti dal governo francese. Una data che vede anche un importantissimo evento per la vita del pittore, e cioè il suo ritorno in patria, nell’Unione Sovietica, dove riceve l’acclamazione unanime dei cittadini di Mosca e di Leningrado, pur rifiutandosi di rimettere piede nel suo villaggio natio[1].

Facendo un passo indietro, mi soffermo brevemente sulla figura di Marc Chagall, nato a Vitebsk in Bielorussia il 7 luglio 1886 e morto a Saint-Paul-de-Vence, in Francia, il 28 marzo 1985. E’ noto come il suo stile non possa essere incasellato all’interno di un’unica corrente artistica, ma che anzi abbia attinto da stimoli e tradizioni anche lontane tra loro, che vanno dal simbolismo ebraico fino alle “ricerche sul colore dei Fauves e […] Robert Delaunay”.

Fino al punto in cui per Chagall si arriva a parlare di fauvismo onirico, mescolando input narrativi che poggiavano sulla fantasia infantile legata alla potenza trasfigurante delle fiabe russe assieme alla semplicità delle forme tipica della pittura sovietica di inizio secolo. Il tutto, poi, declinato in un nuovo utilizzo del colore che “supera i contorni dei corpi espandendosi nella tela”. Motivo per il quale il pittore, tra le altre cose, viene inserito anche nella corrente del Tachisme (da tache, macchia) attorno agli anni ’50. Un’altra influenza evidente la si ritrova in tutto quell’apparato espressionista che aveva avuto la fortuna di frequentare a Parigi, soprattutto osservando la dimensione onirica delle opere di Gustave Moreau. Questi, simbolista sovrannaturale, aveva infatti realizzato una serie di dipinti incentrati sulla spiritualità di un mondo popolato da creature a metà tra gli uomini e gli angeli.

Nel lavoro di Chagall c’è la presa in carico di questo onirismo declinato nelle sue manifestazioni di intensa cromaticità, ma, come già anticipato precedentemente, a causa delle sue origini è stato applicato secondo la narrazione simbolica delle vicende legate alla comunità ebraica. “L’artista sceglie il punto di vista dell’infanzia e riproietta i propri ricordi e le proprie emozioni attraverso l’occhio incantato del bambino.

È per questo che la visione ingenua dell’artista (intesa positivamente, come libera da angosce e pregiudizi) si riflette in una messa in evidenza dei soggetti delle sue opere rispetto ad un fondo spesso scuro e indistinguibile. Soggetti che vengono stravolti, sfigurati e spesso sproporzionati proprio per dare loro la caratteristica della leggerezza simbolica e dell’allegoria figurativa tipica dei libri d’infanzia[2].

Questa sua visione e predisposizione artistica, quindi, si riflette anche nell’opera della mia Collezione MLa Cavallerizza Blu e il Gallo Rosso, dove uno dei protagonisti del dipinto è per sua caratteristica l’animale che maggiormente rappresenta l’idea della transazione, del passaggio tra la notte ed il giorno, tra la morte e la vita. La realtà del vivere quotidiano si pone in antitesi con quella dei sogni, dove al rimpianto per le cose e il tempo perduto si contrappone invece un’infinità di possibilità. Ed il gallo rosso, protagonista di questa bellissima opera, rappresenta proprio la linea di confine tra queste due dimensioni.

Il contesto in cui questa figura viene realizzata, però, rappresenta un altro grande must del percorso creativo di Chagall: si tratta del circo, “il mondo dei clown, degli acrobati e dei prestigiatori”, ossia, secondo il pittore, l’arte che più si avvicinava per sua natura alla dimensione onirica del sogno e delle fiabe. La scelta di questo soggetto artistico gli permise infatti, nell’arco del tempo, di avvicinarsi agli autori che più lo avevano trattato in passato, come Edgar Degas, Henry de Toulose-Lautrec e Georges Seurat. A differenza loro, però, il pittore di Vitebsk riuscì ad implementare le sue scene narrative inserendo l’imprescindibile variabile degli spettatori del circo “attraverso la sovrapposizione delle figure o l’antropomorfizzazione di animali che sotto il suo pennello divennero musicisti, pagliacci, o come nel caso del gallo rosso al centro di questa gouache, acrobati[3].

Ho sempre considerato clown, acrobati e attori come creature tragiche. Ai miei occhi assomigliano alla gente ritratta in certi quadri religiosi. Ancora oggi, quando dipingo una crocifissione o un altro quadro religioso, mi assalgono gli stessi sentimenti di allora, quando ritraevo la gente del circo”, furono le sue parole, a sottolineare come questa scelta non sia altro che un totale rovesciamento della realtà, triste e crivellata da guerre internazionali[4]. Catapultare questa realtà nell’universo del sogno e del gioco fa sì che l’incanto riesca a superare l’esistente, e a fissarsi in una dimensione eterna ed universale.

Quest’opera, quindi, rappresenta una perfetta allegoria di bellezza e di amore senza fine, di una continua rinascita di una passione che non può esaurirsi perché oltrepassa i limiti del tempo e della morte per ripetersi in eterno, “partecipando all’energia cosmica universale che regola e genera tutto l’esistente[5]. È una concessione di longevità al concetto di bellezza e, con esso, a tutta l’arte e la cultura.

Bellezza ed arte dovrebbero essere valori imprescindibili della nostra società, così forti e presenti al punto da allontanare il cattivo gusto e il pressappochismo culturale che spesso ci circonda.

Valter Mainetti

[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Marc_Chagall#1970-1979

[2] https://www.stilearte.it/chagall-qual-e-il-suo-stile-capire-le-origini-della-sua-pittura/

[3] https://www.collezione-m.it/descrizione-opera-pittura_La+cavallerizza+blu+e+il+gallo+rosso_76_ita.html

[4] https://zonemoda.unibo.it/marc-chagall-equilibrista-su-un-mondo-alla-rovescia/

[5] http://polisemantica.blogspot.com/2019/05/le-coq-rouge-di-chagall-e-la-simbologia.html

 

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La Cavallerizza blu e il Gallo rosso, la simbologia di Chagall come allegoria della bellezza
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La Cavallerizza Blu e il Gallo Rosso, opera realizzata da Marc Chagall nel 1973, al tempo della sua massima fama e dei numerosi riconoscimenti ricevuti dal governo francese.
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