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Mostre: “Guido Reni a Roma”, protagonista alla Galleria Borghese

Per Valter Mainetti, collezionista e amante della pittura emiliana, suscita grande emozione la esposizione, per la prima volta, del dipinto ritrovato la “Danza Campestre’’, nella mostra dedicata al grande maestro bolognese, che ai martiri e santi alterna paesaggi naturali.

di Valentina Nicolucci

Mostre: “Guido Reni a Roma”, protagonista alla Galleria Borghese, “Guido Reni a Roma. Il sacro e la natura”, che ci offre la possibilità di conoscere in modo più approfondito la sua arte e i suoi protagonisti. Non solo Santi, martiri, personaggi biblici, ma anche natura, paesaggi e amori.

Appena entrati nella mostra si rimane subito colpiti dalle dimensioni e dall’intensità delle quattro monumentali pale d’altare, in modo particolare la “Crocefissione di San Pietro” del 1604-5. L’allestimento su strutture metalliche oltre a favorire una corretta posizione dei dipinti, consente anche di ammirare il grande mosaico antico pavimentale con scene di caccia e di lotta tra gladiatori e fiere dell’inizio del IV d.C.

Prima di giungere al secondo piano per ammirare lo straordinario dipinto “Danza Campestre”, per la prima volta esposto al pubblico, il visitatore percorre le sale del museo alla scoperta dei dipinti di Guido Reni immersi in un’atmosfera a loro familiare e non dissonante, perfettamente inseriti nel loro contesto culturale. Si creano così scambi ideali tra la scultura di Paolina Bonaparte di Canova e “il San Pietro penitente”, per non parlare del David di Bernini con l’imponente dipinto “David con la testa di Golia” dagli Uffizi; poi la drammaticità dell’opera di Apollo e Dafne del Bernini con l’intenso dipinto della “Strage degli innocenti” dalla forte dinamicità, dove la spirale della sofferenza creata dai corpi delle figure culmina nella punta del pugnale al centro del dipinto lasciato isolato a segnare la causa di tanto dolore.

Sorprendente poi il confronto dell’opera “Lot e le figlie”, proveniente dalla National Gallery di Londra, esposta nella sala con le opere di Caravaggio, guardato e ammirato da Guido Reni, ma non imitato: evidente è la vicinanza tra l’anziano Lot e il San Girolamo del Caravaggio, così come l’uso della luce e del colore rosso.

Come rileva Valter Mainetti, collezionista e presidente della Fondazione Sorgente Group: “Dalla grande compostezza ed equilibrio dei dipinti di guido Reni emergono sempre forti le emozioni dei protagonisti, come posso riscontrare anche nel “San Pietro” e nella “Vergine in preghiera” nella collezione della Fondazione.”

Si giunge così al secondo piano dove è possibile ammirare la tela con scena di “Danza Campestre”. Il dipinto raffigura una festa campestre, durante la quale sono protagonisti un giovane villano che invita una dama ad aprire le danze con un ballo, accompagnato dalla musica del liuto e della viola. Gli altri personaggi, dame e contadini, sono seduti in cerchio, in una radura tra gli alberi accanto alla quale scorre un ruscello. La cura del dettaglio, la varietà degli atteggiamenti dei personaggi, il cromatismo delle vesti così come quello del blu per il cielo e per le montagne rendono questo dipinto di eccezionale bellezza.

Presente già negli antichi inventari della collezione del cardinale Scipione Borghese del 1693 dove leggiamo “quadro in tela con un Paese con molte figurine con un ballo in Campagna … di Guido Reni’’, fu poi venduto nel 1892 come quadro di scuola fiamminga e se ne persero le tracce fino al 2008, quando apparve sul mercato antiquario londinese come anonimo bolognese e poi fu esposto al TEFAF nel marzo 2020. Dopo le opportune verifiche attributive, è stato riacquistato dalla Galleria nel 2020, riportando così il dipinto nel suo contesto originario e consentendoci di scoprire un altro aspetto importante nella pittura di Guido Reni: il suo rapporto con la natura, che diviene parte integrante del dipinto.

“Il dipinto – sottolinea la direttrice Francesca Cappelletti – entra a far parte della collezione della Galleria Borghese con il numero d’inventario n. 609 e ci aiuta a conoscere meglio l’arte di questo grande artista durante il suo soggiorno a Roma quando aveva 26 anni, giovane, ma già sull’onda di una carriera brillante.”

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