L’Athena Nike della Fondazione Sorgente Group, 2500 anni di eleganza

Tra tante opere d’arte della Collezione archeologica della mia Fondazione Sorgente Group, quella che ...


Tra tante opere d’arte della Collezione archeologica della mia Fondazione Sorgente Group, quella che per me esprime in senso più alto i valori di storia, bellezza ed eleganza, è la statua di Athena Nike, un originale greco in marmo pario di rara bellezza, realizzata quasi 2500 anni fa.

La figura sembra “in procinto di planare verso terra con il panneggio mosso indietro dal vento”, e nonostante sia pervenuta a noi priva di collo, di spalla e braccio destro, del braccio sinistro e di tutta la parte inferiore delle gambe, continua a mantenere intatta la sua bellezza e la sua eleganza. Una delle caratteristiche principali dell’opera è sicuramente “il peplo alla maniera attica con lungo apoptygma allacciato alla vita con una cintura” che forma un voluminoso rimbocco le cui pieghe sono ampie e arrotolate sul davanti. Il peplo segue il movimento del corpo sottostante. La scultura indossa anche “un’ampia egida agganciata all’altezza del seno con una fibbia ricoperta da una piccola testa di Medusa circondata da serpentelli”, simboli tipici della dea Atena.

Dal modo in cui sono state rappresentate le pieghe laterali e posteriori dell’opera, gli esperti ipotizzano che la statua fosse rappresentata nella fase di discesa al suolo, con i piedi appena poggiati e le ali, ormai perse, ancora spiegate. La presenza di fori sulle scapole presuppone che la dea disponesse di ali e che, quindi, incarnasse la vittoria, e tutto lascia pensare che la statua trovasse la sua collocazione in cima a una colonna o un pilastro, “quale dono votivo a seguito di una vittoria militare”. Per le parti conservate si può intuire che il braccio sinistro fosse sollevato in aria, mentre il destro scendeva lungo il fianco.

Sono stati gli studiosi Antonio Giuliano e Eugenio La Rocca a riconoscere in questo elegante blocco di marmo un’opera risalente alla piena classicità greca e, nell’effige di Medusa, un esplicito richiamo alla divinità Atena in unione con Nike, per la presenza delle ali[1].

Infatti, come ha spiegato lo stesso Prof. La Rocca, “la tradizionale egida, collocata sul petto completava e caratterizzava la dea come Athena, mentre le ali la connotavano come una Nike (incarnazione della vittoria). È possibile che in età augustea l’Athena Nike di Fondazione Sorgente Group sia stata trasferita dalla sua sede originaria a Roma, dove venne restaurata”. Ulteriore elemento di bellezza dell’opera si manifesta in alcune particolari scelte esecutive: “nella mano sinistra doveva tenere una corona di alloro o ulivo, destinata al vincitore della battaglia, mentre nella destra un ramo di palma”, realizzati in metallo dorato.

Tutti particolari andati perduti, che era necessario far rivivere. Così, grazie ad un’idea di mia moglie Paola, la Fondazione Sorgente Group ha realizzato nello Spazio Espositivo Tritone la ricostruzione tridimensionale della scultura di Athena Nike, attraverso proiezioni multimediali ed una voce narrante che ne racconta la storia.

Nel 2012 è stata inaugurata l’esposizione “Athena Nike: la vittoria della dea. Marmi greci del V e del IV secolo a.C. della Fondazione Sorgente Group”, con grande successo di pubblico e grande soddisfazione per noi. Mia moglie Paola è riuscita a raggiungere uno dei nostri primi obiettivi: trasmettere e rendere “fruibile il grande capolavoro dell’Athena Nike al pubblico, regalando un’emozione inaspettata a tutti coloro che hanno visitato l’esposizione”.

Il progetto multimediale è stato affidato a Paco Lanciano e alla sua equipe di Mizar, che grazie a   “sofisticati procedimenti informatici e installazioni illuminotecniche e audio”, ma anche all’approfondito lavoro scientifico del Prof. Eugenio La Rocca, ne ha ricostituito la storia, che l’ha ricomposta virtualmente nelle sue sembianze originarie, spiegando come “nel passato la statua votiva di Athena Nike fosse collocata su una colonna o su pilastro, a circa 5 metri di altezza, all’interno di un santuario attico o di ambiente filo-ateniese per celebrare le vittorie dell’esercito.

Mi ha riempito di orgoglio vedere come le nuove tecnologie siano stati messe a disposizione di archeologi e cultori dell’arte per la realizzazione di un progetto di ampia divulgazione e che, riprendendo le parole di Claudio Strinati, Direttore Scientifico della Fondazione Sorgente Group, univa “innovazione tecnologica e mondo della cultura per mostrare un prodotto di facile comprensione[2].

Da sempre, il principale motivo che mi spinge al collezionismo, è recuperare più opere possibili appartenenti al nostro patrimonio storico-culturale al fine di restaurarle e renderle fruibili al grande pubblico.

Per lo stesso motivo sono stato estremamente lieto che la scultura di Athena Nike sia stata scelta dalla Scuola Normale Superiore di Pisa, come soggetto di studio di un Convegno tenutosi qualche anno fa, dove hanno partecipato i più grandi archeologi mondiali, specializzati in arte greca. Questo evento, organizzato dal Prof. Gianfranco Adornato, aveva come obiettivo quello di “far conoscere questo capolavoro greco alla comunità scientifica e di proseguirne gli studi, discutendo questioni e aspetti relativi all’iconografia della scultura ancora non risolti”.

Si sono rivelati preziosi tutti gli interventi, a partire da quello del Prof. La Rocca, il primo ad aver affrontato lo studio dell’opera e autore della sua identificazione come “un originale greco in marmo pario lychnite del V secolo a.C. da inquadrarsi intorno al 430 a.C.”.  Nel Convegno sull’Athena Nike si sono seguiti molti interventi autorevoli: Arne Thomsen dell’Universitat des Saarlandes, Kenneth Lapatin del The J. Paul Getty Museum di Los Angeles, Olga Palagia dell’Università di Atene e Irene Bald Romano della The University of Arizona, di Tucson negli Stati Uniti,  che tra l’altro si sono confrontati sul possibile originale greco preso a modello per la realizzazione di copie romane di età successive[3].

Valter Mainetti