Collezione Archeologia - Maschera di Papposileno

La maschera bronzea risulta essere un unicum nella produzione artistica greco-romana. Secondo lo studio ...


Vi presento un'opera entrata in Italia grazie all’acquisto della Fondazione Sorgente Group, la Maschera di Papposileno, che è stata esposta e presentata al pubblico per la prima volta nella sede museale del Museo Nazionale Romano in Palazzo Altemps (16 aprile/18 luglio 2010)

Valter Mainetti


Maschera di Papposileno

La maschera bronzea risulta essere un unicum nella produzione artistica greco-romana. Secondo lo studio del Prof. Eugenio La Rocca essa raffigura un Papposileno: un essere semi-ferino, con un viso rotondo, dominato da una barba folta e scomposta, interamente calvo. La natura animale è rivelata dalla conformazione delle orecchie (equine) e, negli esemplari a figura intera, dalla coda, dal vello peloso che ricopre integralmente braccia e gambe e talvolta dalle zampe equine.

Ritrovata in mare, come risulta dalle concrezioni di superficie non interamente eliminate dalla precedente pulitura, è entrata in Italia grazie all’acquisto della Fondazione Sorgente Group ed è stata esposta e presentata al pubblico per la prima volta nella sede museale del Museo Nazionale Romano in Palazzo Altemps (16 aprile/18 luglio 2010).
Il soggetto rappresentato è il sileno più anziano (questo è il significato del suo nome) e il più saggio del corteggio dionisiaco, infatti a lui fu affidato il piccolo Dioniso infante. Vive nei boschi, detesta la società civilizzata e partecipa a cortei e banchetti, cantando con voce melodiosa. Dai canti corali dedicati a Dioniso in età arcaica nascono e si affermano in età classica gli spettacoli teatrali, tragedia, dramma satiresco e poi commedia, recitati da attori in maschera. Una delle maschere adottate nel dramma satiresco è appunto quella di Papposileno, che assumerà nel tempo, in linea con una tendenza generale riscontrabile anche nelle maschere della commedia, forme sempre più grottesche.
La maschera, di altissima fattura e di formato eccezionale, è uno dei rarissimi esemplari in bronzo databili in età ellenistica, forse entro la prima metà del I secolo a.C. Sul retro essa è del tutto cava, al fine di alleggerirne il peso complessivo. Due fori quadrangolari sui bordi delle orecchie servivano probabilmente per appendere la maschera tramite un nastro passante: è quindi probabile che il luogo di esposizione originario fosse il peristilio con giardino di una ricca dimora, tra le cui colonne la maschera del sileno poteva ondeggiare, sostenuta da serti vegetali, affiancandosi agli altri numerosi elementi di decoro dell’ambiente: dischi decorati (detti oscilla perché appesi, come la maschera di bronzo, tra le colonne), rilievi figurati poggianti su pilastrini, statue in marmo a tutto tondo di grande e piccolo formato e fontane. Tutti elementi per lo più a carattere dionisiaco, destinati a evocare una vita gioiosa e nei quali non mancavano riferimenti ad Afrodite/Venere (l’amore) e ad Artemide/Diana (la caccia). Si voleva in tal modo ricreare l’atmosfera di una momentanea sospensione dagli affanni della vita quotidiana, un mondo di sogno, lontano dalla realtà, in cui godersi una sensazione di rarefatta felicità.