Collezione Pittura - Veduta del Tevere presso Castel Sant'Angelo

Il Tevere che scorre placidamente accanto agli imponenti bastioni di Castel Sant’Angelo: un’atmosfera onirica, ...


Tra le produzioni di vedute reali eseguite dal Locatelli, limitata a pochi, ma significativi esempi, la “Veduta del Tevere presso Castel Sant’Angelo” appartenente alla Fondazione Sorgente Group è di certo uno dei più importanti. Segue la scheda tecnica del dipinto.

Valter Mainetti


Veduta del Tevere presso Castel Sant'Angelo

Andrea Locatelli (Roma 1695 - 1741)
Olio su tela
148 x 91 cm

Il Tevere che scorre placidamente accanto agli imponenti bastioni di Castel Sant’Angelo: un’atmosfera onirica, che riporta alla mente una visione arcadica del mondo, in un silenzio che nemmeno gli esseri umani, affaccendati sulle rive del fiume con le barche e il bestiame, sembrano poter disturbare. Il pittore ha sistemato il suo cavalletto sulla sponda sinistra, subito a valle del Ponte Sant’Angelo, di fronte al tratto di riva dove si affacciano i Borghi e dove, al tempo di Paolo V, erano stati allestiti gli attracchi per le chiatte, dove poter agevolmente scaricare il marmo di travertino che era destinato alla costruzione della Basilica di San Pietro. Da questa posizione l’antico Mausoleo di Adriano, divenuto successivamente la fortezza papale per eccellenza e dove erano state collocate anche le famigerate carceri pontificie, viene ripreso da un punto di vista del tutto inusuale, dal basso verso l’alto, un accorgimento che ne aumenta il livello di  maestosità. Ed è proprio nella ricercatezza dello scorcio, mai banale, che vanno trovate le caratteristiche peculiari dell’attività vedutista di Andrea Locatelli e in particolare in una delle sporadiche vedute reali della Città Eterna, eseguite da questo pittore. Come già esplicato a proposito dell’altro suo dipinto presente in questa collezione, la “Veduta del Colosseo con operai e archeologi al lavoro”, Andrea Locatelli opera a Roma in un momento di grandi cambiamenti urbanistici: progetti che modificarono profondamente l’aspetto della città, ammodernandone le infrastrutture e l’impianto stradale. È in quel periodo infatti che, seguendo le teorie degli storici, vennero  iniziati gli scavi dell’antico Foro Romano, che venne riportato alla luce assieme ad altre vestigia del periodo classico. Così le vedute di Locatelli, al pari di quelle di altri suoi illustri colleghi vedutisti che operavano a Roma nel XVIII secolo, come Gaspar Van Wittel, Hendrik Frans Van Lint e Giovanni Paolo Panini, divengono oggi delle vere e proprie testimonianze visive di quel tempo, fondamentali per comprendere l’aspetto della città papale e le trasformazioni che vi erano in corso. Nonostante la fortissima concorrenza dei sopracitati maestri che di fatto erano tutti “forestieri”, venuti a Roma perché attratti dalle ricche committenze ecclesiastiche, il romano Andrea Locatelli riuscì ad inserirsi in maniera consolidata all’interno della cerchia dei mecenati della città, grazie anche ai buoni agganci dell’amico e sodale Paolo Anesi, suo concittadino.  Quest’ultimo infatti introdusse il Locatelli nell’ambiente dei nobili, facendogli ottenere le prime commissioni e facendolo diventare in breve tempo un assiduo frequentatore dei palazzi dei Ruspoli, degli Albani, degli Ottoboni e dei Colonna (suoi principali committenti), che lo scelsero principalmente per le decorazioni interne delle loro magioni di campagna. Questo è di certo uno dei motivi che ci spiegano come mai la sua produzione pittorica sia dedicata principalmente ai paesaggi rurali, ai capricci e alle piccole bambocciate.

Questa straordinaria veduta di Castel Sant’Angelo, databile tra il terzo e il quarto decennio del Settecento, può quindi essere definita una rarità nella sua carriera artistica. Proprio per la minore dimestichezza con il tipo di soggetto, per questa veduta il Locatelli “prese a prestito” un impianto scenico d’ispirazione vanvitelliana, ma che riuscì a personalizzare profondamente, prima di tutto attraverso una distribuzione più eclettica delle figure (e non disdegnando affatto l’inserimento nella composizione del bestiame, per aumentarne il senso di “reale”) ma soprattutto irrorandola con un’atmosfera più chiara e rarefatta, quasi onirica, che la differenziava dalle vedute del maestro olandese, decisamente più monumentali e ragionate. Nonostante l’alta qualità del risultato raggiunto, la produzione di vedute reali eseguite dal Locatelli rimase però limitata a pochi, ma significativi esempi. E di questi, la “Veduta del Tevere presso Castel Sant’Angelo” appartenente alla Fondazione Sorgente Group è di certo uno dei più importanti.