Archeologia

Ritratto di Marcello

 

Come mi è già capitato di raccontare, tra le opere che più mi rendono orgoglioso della Collezione di Fondazione Sorgente Group, formatasi negli anni, vi è certamente il Ritratto di Marcello: una testa in marmo pario che si colloca temporalmente intorno al 25-20 a.C. e che raffigura Marco Claudio Marcello, figlio di Ottavia, amata sorella di Augusto, e di Caio Claudio Marcello, uno dei discendenti dell’antica e nobile famiglia Claudia.

Questa passione ha fatto sì che venissero acquistati dalla Fondazione Sorgente Group altri ritratti della Gens Giulio-Claudia affinché fossero conosciuti e valorizzati già dal maggio 2017 al museo dell’Ara Pacis, ove sono esposti i fedeli calchi in gesso – ormai parte dell’allestimento permanente del Museo – e che possono essere ammirati dai romani e dai turisti.

Questo progetto mi è particolarmente caro per due motivi.

Innanzitutto, perché è stata un’occasione per sperimentare una partnership pubblico/privato che si è dimostrata un grande esempio di valorizzazione: da una parte l’impegno di Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura, e dall’altra il mecenatismo della mia Fondazione Sorgente Group, Istituzione per l’Arte e la Cultura, nata nel 2007 senza finalità di lucro.

L’esposizione, completando la serie già presente dal 2006 al Museo dell’Ara Pacis, è una preziosa e imperdibile occasione per presentare un apparato iconografico inedito.

Il secondo motivo è che, come cultore dell’arte, non posso nascondere la soddisfazione per il giusto risalto che hanno avuto le opere della Fondazione Sorgente Group assieme al riconoscimento del valore storico-artistico che ha arricchito il nostro patrimonio d’arte. Aver acquistato queste opere, ed in particolare il ritratto di Marcello, ha impedito che fossero portate all’estero o che fossero conservate in qualche collezione privata, senza più essere viste e studiate.

In particolare, questo Ritratto, da cui proviene il calco esposto anche al Museo dell’Ara Pacis, è considerato il miglior ritratto conosciuto del giovane principe e per questo presentato per la prima volta nella Sala di Augusto presso la sede del Museo Nazionale Romano in Palazzo Massimo nel 2008[1] e successivamente esposto alle Scuderie del Quirinale ed anche al Grand Palais di Parigi[2].

Marcello, fu politico, militare, adottato da Augusto in giovane età, designato alla successione imperiale e sposo di sua figlia Giulia. Grandi aspettative erano state riposte in lui e fu onorato da molti scrittori, specialmente da Virgilio, in un famoso passo nell’Eneide e in Properzio[3].

Ma nel 23 a.C. improvvisamente contrasse una malattia, morendo poi a Baia, forse a causa di un complotto di palazzo ordito da Livia, seconda moglie di Augusto, che voleva che suo figlio Tiberio succedesse all’Imperatore[4]. Fu sepolto nel mausoleo di Augusto e lo stesso zio pronunciò l’orazione funebre. Gli fu dedicata l’Elegia III,18 da Properzio[5], fissando per sempre il suo nome nella storia dell’Impero.

Inizialmente, nel ritratto fu identificata l’immagine di Bruto minore, l’uccisore di Cesare. Ma la comparazione con una testa attribuita con sicurezza a Marcello e rinvenuta a Pompei nella c.d. Casa del Citarista, ha permesso la corretta identificazione del ritratto.

Ci sono infatti evidenti affinità fisionomiche tra i due ritratti: in entrambi i capelli sono pettinati a visiera e si aprono con una doppia elica nella parte posteriore. Dalle dimensioni più grandi del vero, il principe è raffigurato intorno ai suoi 20 anni, ed ha come caratteristica peculiare il labbro superiore rigonfio. Ha uno sguardo velato da un’intensa espressione di dolce malinconia. La testa, conservata oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, apparteneva probabilmente ad una statua onoraria alta poco più di due metri[6].

Il ritratto di Marcello si colloca quindi tra i più grandi capolavori della prima età augustea: è un mirabile esempio della grande abilità e maturità degli scultori romani, capaci di fondere i modelli della ritrattistica tardo-repubblicana di tradizione romana con quelli classici di ispirazione grecaNel volto i particolari fisiognomici del giovane, infatti, sono sfumati dalla misura e dall’equilibrio di tradizione ateniese, a cui viene sovrapposto il colorismo patetico di assimilazione ellenistica.

È per questo insieme di motivi che il Ritratto di Marcello ha dato il via alla ricerca di opere simili e si colloca certamente in cima alla mia lista di opere preferite, che mi regala enorme soddisfazione, sia dal punto di vista umano che artistico.

Valter Mainetti

[1] https://www.comune.roma.it/resources/cms/documents/IritrattidellaFondazioneSorgenteGroup.pdf

[2] http://www.affaritaliani.it/fattieconti/inaugurata-la-mostra-di-augusto-181013.html?refresh_ce

[3] https://www.britannica.com/biography/Marcus-Claudius-Marcellus-Roman-official-died-23-BC

[4] https://www.fondazionesorgentegroup.com/Ritratto-di-Marcello__archeologia_schede_23.html

[5] https://www.romanoimpero.com/2011/12/marco-claudio-marcello-nipote-di-augusto.html

[6] https://www.fondazionesorgentegroup.com/ritratto-di-marcello_archeologia_schede_23.html

 

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il Ritratto di Marcello: una testa in marmo pario che si colloca temporalmente intorno al 25-20 a.C. e che raffigura Marco Claudio Marcello.
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