valtermainettiblog.it Rss https://www.valtermainettiblog.it/ È collezionista d’arte, insieme alla moglie Paola che guida la Fondazione Sorgente Group e curano insieme la Collezione M fondata negli anni Trenta it-it Sat, 9 Nov 2019 19:18:43 +0000 Fri, 10 Oct 2014 00:00:00 +0000 http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss Vida Feed 2.0 info@valtermainettiblog.it (Valter Mainetti) info@valtermainettiblog.it (Prof. Valter Mainetti) Archivio https://www.valtermainettiblog.it/vida/foto/sfondo.jpg valtermainettiblog.it Rss https://www.valtermainettiblog.it/ Collezione Pittura - La cavallerizza blu e il gallo rosso https://www.valtermainettiblog.it/post/528/collezione-pittura-la-cavallerizza-blu-e-il-gallo-rosso

E' tra le opere che mettono in evidenza la simbologia di Chagall come allegoria della bellezza. Realizzata nel 1973 è un pezzo importante della Collezione M

Valter Mainetti


La cavallerizza blu e il gallo rosso

Marc Chagall 
Ecuyere bleau au coq rouge
(Lezna 1887 – St. Paul de Vence 1885)
Gouache e tecnica mista su carta
37,5 x 28 cm
1973

Da sempre il circo ha affascinato l’immaginario del pittore bielorusso Marc Chagall, al punto tale da creare un vero e proprio legame d’ispirazione fra l’artista e il mondo dei clown, degli acrobati e dei prestigiatori. Del resto niente più dell’arte circense si avvicinava, secondo Chagall, alla dimensione onirica e magica di un sogno. E traendo ispirazione dalle serate passate negli spalti dei numerosi circhi parigini, decise di prendere il testimone di alcuni artisti suoi predecessori, che ebbero col circo un legame privilegiato: fra i quali Edgar Degas, Henry de Toulose-Lautrec and Georges Seurat. 
A differenza di questi artisti sopracitati che si limitavano a rappresentare nelle loro tele le perfomance circensi di acrobati e giocolieri, Chagall cercò di andare oltre, riuscendo a rendere la componente magica e di stupore che accompagnava gli spettatori di questi show, attraverso la sovrapposizione di figure o l’antropomorfizzazione di animali che sotto il suo pennelli divennero musicisti, pagliacci o come nel caso del gallo rosso al centro di questa gouache, acrobati.   
Questo legame con il mondo del circo fu così forte da caratterizzare l’intera carriera artistica di Chagall: soggetti circensi infatti si trovano fin dalla sua produzione giovanile fino alla sua piena maturità artistica, diventando un connotato inconfondibile della sua arte e legandolo indissolubilmente a questo mondo.

 

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Sat, 9 Nov 2019 19:18:43 +0000 https://www.valtermainettiblog.it/post/528/collezione-pittura-la-cavallerizza-blu-e-il-gallo-rosso info@valtermainettiblog.com (Prof. Valter Mainetti)
Collezione Archeologia - Ritratto di Gaio Cesare https://www.valtermainettiblog.it/post/527/collezione-archeologia-ritratto-di-gaio-cesare

Altro splendido elemento della collezione Archeologia. Il ritratto è stato riconosciuto come Gaio Giulio Cesare, nipote di Augusto, poiché figlio di Giulia Maggiore e di Marco Vipsanio Agrippa ed è considerato da Matteo Cadario una delle migliori copie esistenti del tipo ritrattistico infantile che viene definito ritratto tipo “Cuenca/Sorgente” collocabile cronologicamente negli ultimi anni del I a.C.

Valter Mainetti


Ritratto di Gaio Cesare

Ritratto integro di Gaio Cesare, nipote di Augusto, designato alla successione imperiale, che mostra nel pieno vigore la giovinezza e la fierezza di un discendente della gens Julia. Lavorato a parte per essere verosimilmente inserito in una statua togata con bulla, è una delle migliori copie esistenti del tipo ritrattistico infantile più diffuso, attestato almeno da altre 6 repliche sicure (Cuenca, Tarragona, Beziérs, Spalato, Fiesole e una collezione privata svizzera). Il giovane principe ha conosciuto più identificazioni: escluse ormai per ragioni cronologiche quelle con Britannico e con un figlio di Germanico (di solito Nerone Cesare), si è pensato a Gaio Cesare, partendo dal confronto con il bel ritratto giovanile della Biblioteca Oliveriana di Pesaro (e dal numero di copie). Diversi tipi ritrattistici dei principi designati, anche infantili, elaborati in età augustea e variamente ispirati alle immagini di Ottaviano/Augusto, costituiscono la testimonianza concreta dell'avvio di una politica "dinastica" rivolta ai nipoti. Il tipo ritrattistico in esame si avvicina al tipo Cuenca in modo particolare per le rotondità ancora infantili, le labbra delicate, mento piccolo e sguardo fiero e sereno. Le ciocche dei capelli sono morbidamente incise a formare sul lato destro della fronte il motivo canonico della tenaglia, qui accennata, poi seguono le ciocche al centro nel numero canonico di tre con il consueto motivo a coda di rondine, a forcella, quasi allineata all’occhio sinistro, come negli altri ritratti attribuiti a Gaio Cesare. Collocabile negli ultimi anni del I d.C. il ritratto della Collezione Fondazione Sorgente Group, esposto dal 18 ottobre 2013 al 9 febbraio 2014 presso le Scuderie del Quirinale, in occasione del Bimillenario della morte di Augusto, risulta essere un’importante testimonianza delle caratteristiche fisiognomiche del volto del giovane principe, costituendo così ufficialmente il tipo denominato “Cuenca-Sorgente”

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Wed, 6 Nov 2019 17:25:58 +0000 https://www.valtermainettiblog.it/post/527/collezione-archeologia-ritratto-di-gaio-cesare info@valtermainettiblog.com (Prof. Valter Mainetti)
Sorgente Group continua il processo di diversificazione strategica e punta sulle rinnovabili https://www.valtermainettiblog.it/post/526/sorgente-group-continua-il-processo-di-diversificazione-strategica-e-punta-sulle-rinnovabili

Sorgente Group continua il processo di diversificazione strategica e punta sulle rinnovabili

Siglato con Saipem un MOU per realizzare impianti per le clean energy in Italia e all’estero

Sorgente SEIN, società per l’energia e le infrastrutture che fa capo a Sorgente Group Italia di Valter Mainetti, ha siglato un “Memorandum of Understanding” con Saipem S.p.A., in qualità di fornitore globale di soluzioni nel settore dell’energia ed  infrastrutture,  per  la  realizzazione di impianti per la produzione di biocarburanti e di altre energie rinnovabili in Italia e all’estero. Saipem S.p.A. assisterà Sorgente SEIN per i servizi di Ingegneria, Procurement, Project Management e Costruzione.

L’accordo conferma il processo di diversificazione strategica del Gruppo Sorgente verso asset class che completano e integrano il più tradizionale ambito immobiliare, che da sempre ne ha caratterizzato l’attività.

Il portafoglio di Sorgente SEIN comprende già importanti iniziative in Italia e all’estero: sono infatti in fase avanzata trattative per acquisire oltre 30 impianti di biometano in Italia e 60 negli Stati Uniti. Anche il settore fotovoltaico è in fase di avanzato sviluppo in Spagna, in America Latina e in Ucraina. Mentre Spagna e Marocco sono al centro di iniziative nell’eolico, per un totale che supera i 3 miliardi di investimenti.

Il Gruppo Sorgente ritiene fondamentale l’impegno per migliorare l’impatto dei futuri e sempre crescenti fabbisogni energetici, nazionali e non, attraverso l’adozione dei principi fondanti dell’economia circolare, compreso l’utilizzo di tecnologie e di modelli di business all’avanguardia che caratterizzano la finanza sostenibile e responsabile” - ha dichiarato Carlo Petagna - amministratore delegato di Sorgente SEIN, aggiungendo che “l’integrazione dei fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) è diventata una componente fondamentale delle best practice di gestione degli investimenti e il mondo dell’energia sostenibile e rinnovabile rappresenta un elemento di crescente interesse per gli investitori”.  


www.sorgentesein.com

Contatti:

 

Ilaria Fasano, Direttore Arte e Comunicazione Sorgente Group, i.fasano@sorgentegroup.com   - Tel. 06 - 90219014 - 339-6409259

Beatrice Forti, Ufficio Stampa Sorgente Group, b.forti@sorgentegroup.com - Tel. 06-90219012 – 345-2485682

Onelia Onorati, Ufficio Stampa Sorgente Group, o.onorati@sorgentegroup.com - Tel. 06-90219019 – 349-7839292

Sorgente Group Italia Spa (Italia) insieme a Sorgente Group of America (USA) e Sorgente Lux Holding Sarl (Lussemburgo)  fa parte del Gruppo Sorgente (Sorgente Group Alternative Investment - USA). Il patrimonio immobiliare posseduto dai fondi e dalle società controllate, sommato a quello gestito e amministrato - a gennaio 2019 - è di 5 miliardi di euro. La holding opera nei settori degli immobili, della finanza, del risparmio gestito, delle infrastrutture, dei restauri, delle costruzioni in proprio e degli alberghi. Controlla inoltre, in Italia, una società dedicata alla comunicazione e all’editoria.

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Tue, 5 Nov 2019 09:32:39 +0000 https://www.valtermainettiblog.it/post/526/sorgente-group-continua-il-processo-di-diversificazione-strategica-e-punta-sulle-rinnovabili info@valtermainettiblog.com (Prof. Valter Mainetti)
La Diana cacciatrice della Fondazione Sorgente Group esposta a Cento per la seconda volta https://www.valtermainettiblog.it/post/525/la-diana-cacciatrice-della-fondazione-sorgente-group-esposta-a-cento-per-la-seconda-volta

Torna dopo otto anni il capolavoro del Guercino per la rinascita di Cento, dopo il sisma del 2012

La Diana cacciatrice, capolavoro del Guercino realizzato nel 1658, opera matura dell’artista, sarà esposta a Cento per la seconda volta, nella  mostra “Emozione barocca. Il Guercino a Cento” in programma dal 9 novembre 2019 al 15 febbraio 2020.

Il dipinto che fa parte della Collezione della Fondazione Sorgente Group - presieduta da Valter e Paola Mainetti - è già stato esposto nella Pinacoteca Civica di Cento nel 2011, accanto al ritratto del conte Fabio Carandini, che ne aveva commissionato l’opera al Guercino.

Concedere in prestito la Diana cacciatrice - ha dichiarato Paola Mainetti, Vice Presidente della Fondazione Sorgente Group - è un onore al quale la nostra Fondazione ha aderito con convinzione, per consentire ad un pubblico ampio e differenziato di ammirare l’opera del Guercino, di cui io e mio marito Valter siamo collezionisti, e per offrire un contributo alla rinascita di Cento, dopo il sisma del 2012.

La rassegna, che vuole rendere omaggio al cittadino più illustre di Cento - Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino – presenterà oltre 70 opere che tracciano il percorso stilistico dell’artista, dalla formazione alla maturità.

La mostra promossa e organizzata dal Comune di Cento, l’Assessorato alla Cultura e il Centro Studi Internazionale ‘Il Guercino’, si snoderà su un percorso espositivo che vedrà coinvolte la Pinacoteca San Lorenzo e la Rocca di Cento, ma anche altri luoghi depositari di opere del Maestro: la Chiesa parrocchiale di Sebastiano di Renazzo, la chiesa di Sant’Isodoro di Penzale e la Chiesa dei SS Rocco e Sebastiano. L’iniziativa coinvolgerà l’intera città, attraverso eventi collaterali come i led wall nel Palazzo del Governatore, sulla piazza dedicata al pittore centese, espandendo l’esposizione al di là delle sedi tradizionali, con conferenze e convegni di approfondimento.

E’ stata scelta per l’inaugurazione della Mostra la data dell’8 di novembre, giorno del compleanno di Sir Denis Mahon, lo storico dell’arte che, dedicando la sua vita al Barocco italiano, con i suoi studi ha portato alla luce artisti incomparabili come il Guercino, fino ad allora non conosciuto nella sua grandezza.


Contatti:

Ilaria Fasano, Responsabile Comunicazione Fondazione Sorgente Group, i.fasano@sorgentegroup.com - Tel. 06-90219014 – 339-6409259

Beatrice Forti, Ufficio Stampa per Fondazione Sorgente Group, b.forti@sorgentegroup.com - Tel. 06-90219012 – 345-2485682

Onelia Onorati, Ufficio Stampa per Fondazione Sorgente Group, o.onorati@sorgentegroup.com - Tel. 06-90219019 – 349-7839292

Breve scheda critica dell’opera. Il gesto istintivo della dea è magnificamente reso dal pennello del Guercino che non risparmia dettagli che accrescono il dinamismo della scena, come le vesti svolazzanti della donna che ne risaltano la corsa. Particolare attenzione merita soprattutto il movimento del cane, che volge il suo collo ad osservare Diana, a chieder conto della brusca interruzione con la sua inconfondibile espressione interrogativa. Evidente è l’iconografia della dea, che presenta una falce di luna sopra il suo capo, incarnando la Luna Selene, ricordata ancora da Apollodoro. E’ questa un’opera dall’eleganza ellenistica, nella quale la Diana mostra una delicata sensualità. Una carnalità che è resa tenera da colori luminosi e delicati, accostati morbidamente, dalla stesura pittorica levigata. Anche lo sfondo paesaggistico è placido, rasserenante. E’ del resto un’inclinazione che ritroviamo nella fase conclusiva della carriera di Guercino, dopo il trasferimento a Bologna nel 1642.

Guercino realizzò il dipinto nel 1658 per il conte Fabio Carandini di Roma. Il nobile aveva origini modenesi ma si era trasferito a Roma nel 1608. Anche il dipinto venne spedito nella città eterna dove rimase fino alla prima metà del 1900. Fu poi acquistato dall’architetto milanese Lino Invernizzi e successivamente entrò a far parte di una collezione pugliese. Nel 2009 la Fondazione Sorgente Group ha acquistato all’asta l’opera del Guercino Diana Cacciatrice. La Fondazione ha poi incaricato Nicola Salini di curarne la pulitura e il restauro.

 

La Fondazione Sorgente Group, Istituzione per l’Arte e la Cultura, senza finalità di lucro è stata istituita nel gennaio del 2007 grazie al sostegno economico del Gruppo finanziario immobiliare Sorgente Group, con lo scopo di valorizzare, promuovere e divulgare, sia a livello nazionale che internazionale, tutte le espressioni della cultura e dell’arte appartenenti al nostro patrimonio culturale. La Fondazione Sorgente Group, presieduta da Valter e Paola Mainetti, possiede una ricca collezione d’arte che si divide in una raccolta di pitture antiche con una particolare attenzione alla scuola bolognese ed emiliana del Seicento, con opere di Guido Geni e di Guercino, e in importanti opere archeologiche di epoca greca e romana, tra cui la celebre Athena Nike del 430 a.C. fino ai ritratti imperiali di epoca giulio claudia. La valorizzazione della collezione avviene attraverso pubblicazioni scientifiche, eventi culturali e mostre temporanee direttamente organizzate presso il proprio “Spazio Espositivo Tritone”. La Fondazione ha assunto anche l'incarico di curare, valorizzare e promuovere le opere archeologiche e pittoriche della raccolta privata Collezione M, che nata negli anni ’30, possiede una ricca collezione di dipinti antichi tra la pittura del Seicento e il vedutismo romano settecentesco, fino a opere del Boldini e di reperti archeologici con la raccolta più numerosa di capitelli e colonne antiche in marmi policromi (www.collezione-m.it). Nel perseguimento ottimale delle proprie finalità e obiettivi, la Fondazione coinvolge eminenti personalità nei campi di pertinenza dietro la guida del Direttore Scientifico Prof. Claudio Strinati. Cariche: Presidente Valter Mainetti, Vicepresidente Paola Mainetti, Curatrice per l’Archeologia Valentina Nicolucci, Curatore per la Pittura Gian Maria Mairo (www.fondazionesorgentegroup.com).

 

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Thu, 31 Oct 2019 11:14:51 +0000 https://www.valtermainettiblog.it/post/525/la-diana-cacciatrice-della-fondazione-sorgente-group-esposta-a-cento-per-la-seconda-volta info@valtermainettiblog.com (Prof. Valter Mainetti)
Collezione Pittura - Veduta del Tevere presso Castel Sant’Angelo https://www.valtermainettiblog.it/post/524/collezione-pittura-veduta-del-tevere-presso-castel-sant-angelo

Tra le produzioni di vedute reali eseguite dal Locatelli, limitata a pochi, ma significativi esempi, la “Veduta del Tevere presso Castel Sant’Angelo” appartenente alla Fondazione Sorgente Group è di certo uno dei più importanti. Segue la scheda tecnica del dipinto.

Valter Mainetti


Veduta del Tevere presso Castel Sant'Angelo

Andrea Locatelli (Roma 1695 - 1741)
Olio su tela
148 x 91 cm

Il Tevere che scorre placidamente accanto agli imponenti bastioni di Castel Sant’Angelo: un’atmosfera onirica, che riporta alla mente una visione arcadica del mondo, in un silenzio che nemmeno gli esseri umani, affaccendati sulle rive del fiume con le barche e il bestiame, sembrano poter disturbare. Il pittore ha sistemato il suo cavalletto sulla sponda sinistra, subito a valle del Ponte Sant’Angelo, di fronte al tratto di riva dove si affacciano i Borghi e dove, al tempo di Paolo V, erano stati allestiti gli attracchi per le chiatte, dove poter agevolmente scaricare il marmo di travertino che era destinato alla costruzione della Basilica di San Pietro. Da questa posizione l’antico Mausoleo di Adriano, divenuto successivamente la fortezza papale per eccellenza e dove erano state collocate anche le famigerate carceri pontificie, viene ripreso da un punto di vista del tutto inusuale, dal basso verso l’alto, un accorgimento che ne aumenta il livello di  maestosità. Ed è proprio nella ricercatezza dello scorcio, mai banale, che vanno trovate le caratteristiche peculiari dell’attività vedutista di Andrea Locatelli e in particolare in una delle sporadiche vedute reali della Città Eterna, eseguite da questo pittore. Come già esplicato a proposito dell’altro suo dipinto presente in questa collezione, la “Veduta del Colosseo con operai e archeologi al lavoro”, Andrea Locatelli opera a Roma in un momento di grandi cambiamenti urbanistici: progetti che modificarono profondamente l’aspetto della città, ammodernandone le infrastrutture e l’impianto stradale. È in quel periodo infatti che, seguendo le teorie degli storici, vennero  iniziati gli scavi dell’antico Foro Romano, che venne riportato alla luce assieme ad altre vestigia del periodo classico. Così le vedute di Locatelli, al pari di quelle di altri suoi illustri colleghi vedutisti che operavano a Roma nel XVIII secolo, come Gaspar Van Wittel, Hendrik Frans Van Lint e Giovanni Paolo Panini, divengono oggi delle vere e proprie testimonianze visive di quel tempo, fondamentali per comprendere l’aspetto della città papale e le trasformazioni che vi erano in corso. Nonostante la fortissima concorrenza dei sopracitati maestri che di fatto erano tutti “forestieri”, venuti a Roma perché attratti dalle ricche committenze ecclesiastiche, il romano Andrea Locatelli riuscì ad inserirsi in maniera consolidata all’interno della cerchia dei mecenati della città, grazie anche ai buoni agganci dell’amico e sodale Paolo Anesi, suo concittadino.  Quest’ultimo infatti introdusse il Locatelli nell’ambiente dei nobili, facendogli ottenere le prime commissioni e facendolo diventare in breve tempo un assiduo frequentatore dei palazzi dei Ruspoli, degli Albani, degli Ottoboni e dei Colonna (suoi principali committenti), che lo scelsero principalmente per le decorazioni interne delle loro magioni di campagna. Questo è di certo uno dei motivi che ci spiegano come mai la sua produzione pittorica sia dedicata principalmente ai paesaggi rurali, ai capricci e alle piccole bambocciate.

Questa straordinaria veduta di Castel Sant’Angelo, databile tra il terzo e il quarto decennio del Settecento, può quindi essere definita una rarità nella sua carriera artistica. Proprio per la minore dimestichezza con il tipo di soggetto, per questa veduta il Locatelli “prese a prestito” un impianto scenico d’ispirazione vanvitelliana, ma che riuscì a personalizzare profondamente, prima di tutto attraverso una distribuzione più eclettica delle figure (e non disdegnando affatto l’inserimento nella composizione del bestiame, per aumentarne il senso di “reale”) ma soprattutto irrorandola con un’atmosfera più chiara e rarefatta, quasi onirica, che la differenziava dalle vedute del maestro olandese, decisamente più monumentali e ragionate. Nonostante l’alta qualità del risultato raggiunto, la produzione di vedute reali eseguite dal Locatelli rimase però limitata a pochi, ma significativi esempi. E di questi, la “Veduta del Tevere presso Castel Sant’Angelo” appartenente alla Fondazione Sorgente Group è di certo uno dei più importanti.

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Tue, 29 Oct 2019 17:54:25 +0000 https://www.valtermainettiblog.it/post/524/collezione-pittura-veduta-del-tevere-presso-castel-sant-angelo info@valtermainettiblog.com (Prof. Valter Mainetti)
Collezione Archeologia - Ritratto di Marcello https://www.valtermainettiblog.it/post/523/collezione-archeologia-ritratto-di-marcello

Tra le opere che più mi rendono orgoglioso della Collezione di Fondazione Sorgente Group, formatasi negli anni, vi è certamente il Ritratto di Marcello: una testa in marmo pario che si colloca temporalmente intorno al 25-20 a.C. e che raffigura Marco Claudio Marcello, figlio di Ottavia, amata sorella di Augusto, e di Caio Claudio Marcello, uno dei discendenti dell’antica e nobile famiglia Claudia.

Valter Mainetti


Ritratto di Marcello

Opera soggetta a decreto di notifica (D.M. del 20/10/2008)
La testa di dimensioni lievemente maggiori del vero, rappresenta un giovane sui venti anni caratterizzato dal labbro superiore appena sporgente e i capelli, che sono pettinati a “visiera”, si aprono con una doppia elica sulla nuca. Lo sguardo è velato da un’intensa espressione di dolce malinconia. La testa doveva essere inserita in una statua onoraria alta poco più di due metri.
Nel volto è stato riconosciuto dal Prof. Antonio Giuliano il ritratto di Marco Claudio Marcello (42-23 a.C.), figlio di Ottavia, sorella di Augusto, e di Caio Claudio Marcello, discendente dall'antichissima famiglia Claudia. Marcello a soli tredici anni partecipò al trionfo per la battaglia di Azio (29 a.C.) e poi a quello per la vittoria sui Cantabri (27 a.C.). Augusto, privo di figli maschi, adottò giovanissimo l’amato nipote designandolo come suo erede e lo unì in matrimonio a sua figlia Giulia. 
Venne così favorita la nomina del giovane a edile (23 a.C.), organizzando giochi magnifici per il popolo romano, e poi a pontefice, accelerando il suo cursus honorum per la designazione alla successione imperiale, come era nella volontà di Augusto. Nello stesso anno Marcello si ammalò improvvisamente, morendo poi a Baia, secondo alcuni colpito da una congiura di palazzo ordita da Livia, seconda moglie di Augusto, per favorire il figlio Tiberio alla successione. Augusto fu profondamente addolorato per la morte del nipote, nel quale era stata riposta la fiduciosa speranza di una successione certa al potere imperiale. Lo fece seppellire nel Mausoleo fatto costruire per sé in Campo Marzio, nell’11 a.C. gli intitolò il teatro adiacente il Tevere e infine ne promosse il culto in tutte le città dell’Impero con l’innalzamento di molte statue onorarie (alcune d'oro), come testimoniano le dediche rinvenute. Il sentimento di dolorosa commozione per la morte prematura e inaspettata del giovane sarà affidato ai versi di Virgilio (Eneide, VI, 868 ss.), alla lettura dei quali la madre Ottavia svenne per la commozione del ricordo. Finora non vi era certezza iconografica del volto di Marcello e il suo riconoscimento è avvenuto grazie allo studio del Prof. Antonio Giuliano nel volume di Valerio M. Manfredi, Marcello, Roma 2008, edito dalla Fondazione stessa. La conferma dell’individuazione è stata possibile grazie al confronto iconografico con altri due ritratti, affiancati per la prima volta in occasione dell’allestimento museale nella Sala di Augusto presso la sede del Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo, promosso dalla Fondazione Sorgente Group. Marcello viene ora riconosciuto nel ritratto conservato nei Musei Capitolini, nel quale un tempo si voleva, invece, individuare l’immagine di Bruto minore, l’uccisore di Cesare. L’identificazione viene confermata grazie al confronto con il ritratto che fu rinvenuto a Pompei nella c.d. Casa del Citarista, oggi conservato nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli: le affinità fisionomiche sono evidenti, confermate dalla presenza in entrambe le teste della particolarità della doppia elica che divide i capelli sulla nuca. Inoltre, risulta necessario ricordare che il giovane Principe aveva assunto il patronato della città: infatti nel c.d. Foro triangolare di Pompei è stata ritrovata una base con dedica a M. Claudio M. f. Marcello / patrono. Il ritratto di Marcello si colloca tra i maggiori capolavori della prima età augustea, confermando la grande maestria raggiunta dagli scultori nel fondere con armonia i canoni della ritrattistica tardo-repubblicana con quelli classicisti. Nel volto sono, così, espressi i particolari fisionomici del giovane attenuati da una compostezza di tradizione ateniese e insieme arricchiti dal colorismo patetico di assimilazione ellenistica. Lo scultore sembra quindi, partecipare commosso alla sorte infelice del principe, stimato da Augusto e designato alla gloria, la cui vita fu spezzata improvvisamente.

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Thu, 24 Oct 2019 18:35:46 +0000 https://www.valtermainettiblog.it/post/523/collezione-archeologia-ritratto-di-marcello info@valtermainettiblog.com (Prof. Valter Mainetti)
Collezione Pittura - Diana Cacciatrice https://www.valtermainettiblog.it/post/522/collezione-pittura-diana-cacciatrice

Vi presento un'opera recentemente esposta al National Museum of Western Arts di Tokyo, la 'Diana Cacciatrice'.
Il dipinto, dopo essere rimasto per alcuni secoli nella collezione dei conti Carandini di Roma, passò di mano ad altri privati, anche attraverso vendite all’incanto. La Fondazione Sorgente Group, dopo averla individuata in una recente asta milanese, è riuscita ad acquisire questo capolavoro di indubbia qualità museale.

Valter Mainetti


Diana Cacciatrice

Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino
(Cento 1591 - Bologna 1666)
Olio su tela
96,8 x 121,3 cm
Eseguito nel 1658     
               


La dea Diana, fu la derivazione romana della divinità greca Artemide che venerata come signora dei boschi e delle fonti, proteggeva le bestie selvagge, concedendole solamente ai cacciatori più meritevoli. Figlia di Zeus e Leto, secondo la tradizione greca, era la sorella gemella del dio Apollo. Fu oggetto di un culto estremamente diffuso specie per essere considerata dea della fertilità e protettrice delle partorienti. A questo proposito nacquero numerosi templi a lei dedicati, fra cui quello di Efeso, considerato una delle Sette Meraviglie del mondo antico.

In epoca romana il suo cultosubì delle variazioni, in particolare in epoca tarda: una di queste fu l’identificazione di Diana con la divinità lunare Selene divenendo così la personificazione del Cielo, il punto di congiunzione fra la Terra e la Luna.Nella presente composizione Guercino vuole raffigurare proprio questa variante tardo antica del culto della dea, com’è visibile dalla falce di luna che domina sul suo capo, raffigurando l’incontro mitologico fra la de ed il giovane pastore Endimione, come raccontato da Apollonio Rodio , secondo il quale Endimione, re di Elite divenne oggetto dell’amore della dea Selene che una notte lo vide addormentato presso le pendici del monte Latmo, in Asia Minore. Pur di poterlo vedere ogni notte e proteggere il suo bel volto dalla vecchiaia e dalla morte, la dea lo fece cadere in un sonno eterno.
Il Maestro centese, in questa tela coglie l’attimo nel quale la dea,accompagnata da un levriero (il cane è uno degli attributi iconografici fondamentali di Diana, così come lo sono le armi da caccia come lancia, arco e faretra),Diana blocca la sua corsa, e si volta ad osservare il giovane Endimione addormentato.

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Mon, 21 Oct 2019 18:01:31 +0000 https://www.valtermainettiblog.it/post/522/collezione-pittura-diana-cacciatrice info@valtermainettiblog.com (Prof. Valter Mainetti)
Collezione Archeologia - Maschera di Papposileno https://www.valtermainettiblog.it/post/521/collezione-archeologia-maschera-di-papposileno

Vi presento un'opera entrata in Italia grazie all’acquisto della Fondazione Sorgente Group, la Maschera di Papposileno, che è stata esposta e presentata al pubblico per la prima volta nella sede museale del Museo Nazionale Romano in Palazzo Altemps (16 aprile/18 luglio 2010)

Valter Mainetti


Maschera di Papposileno

La maschera bronzea risulta essere un unicum nella produzione artistica greco-romana. Secondo lo studio del Prof. Eugenio La Rocca essa raffigura un Papposileno: un essere semi-ferino, con un viso rotondo, dominato da una barba folta e scomposta, interamente calvo. La natura animale è rivelata dalla conformazione delle orecchie (equine) e, negli esemplari a figura intera, dalla coda, dal vello peloso che ricopre integralmente braccia e gambe e talvolta dalle zampe equine.

Ritrovata in mare, come risulta dalle concrezioni di superficie non interamente eliminate dalla precedente pulitura, è entrata in Italia grazie all’acquisto della Fondazione Sorgente Group ed è stata esposta e presentata al pubblico per la prima volta nella sede museale del Museo Nazionale Romano in Palazzo Altemps (16 aprile/18 luglio 2010).
Il soggetto rappresentato è il sileno più anziano (questo è il significato del suo nome) e il più saggio del corteggio dionisiaco, infatti a lui fu affidato il piccolo Dioniso infante. Vive nei boschi, detesta la società civilizzata e partecipa a cortei e banchetti, cantando con voce melodiosa. Dai canti corali dedicati a Dioniso in età arcaica nascono e si affermano in età classica gli spettacoli teatrali, tragedia, dramma satiresco e poi commedia, recitati da attori in maschera. Una delle maschere adottate nel dramma satiresco è appunto quella di Papposileno, che assumerà nel tempo, in linea con una tendenza generale riscontrabile anche nelle maschere della commedia, forme sempre più grottesche.
La maschera, di altissima fattura e di formato eccezionale, è uno dei rarissimi esemplari in bronzo databili in età ellenistica, forse entro la prima metà del I secolo a.C. Sul retro essa è del tutto cava, al fine di alleggerirne il peso complessivo. Due fori quadrangolari sui bordi delle orecchie servivano probabilmente per appendere la maschera tramite un nastro passante: è quindi probabile che il luogo di esposizione originario fosse il peristilio con giardino di una ricca dimora, tra le cui colonne la maschera del sileno poteva ondeggiare, sostenuta da serti vegetali, affiancandosi agli altri numerosi elementi di decoro dell’ambiente: dischi decorati (detti oscilla perché appesi, come la maschera di bronzo, tra le colonne), rilievi figurati poggianti su pilastrini, statue in marmo a tutto tondo di grande e piccolo formato e fontane. Tutti elementi per lo più a carattere dionisiaco, destinati a evocare una vita gioiosa e nei quali non mancavano riferimenti ad Afrodite/Venere (l’amore) e ad Artemide/Diana (la caccia). Si voleva in tal modo ricreare l’atmosfera di una momentanea sospensione dagli affanni della vita quotidiana, un mondo di sogno, lontano dalla realtà, in cui godersi una sensazione di rarefatta felicità.

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Fri, 18 Oct 2019 19:53:25 +0000 https://www.valtermainettiblog.it/post/521/collezione-archeologia-maschera-di-papposileno info@valtermainettiblog.com (Prof. Valter Mainetti)
Collezione Pittura - Madonna con il Bambino Benedicente https://www.valtermainettiblog.it/post/519/collezione-pittura-madonna-con-il-bambino-benedicente

Vi presento un'opera della Fondazione Sorgente GroupLa Madonna con il Bambino Benedicente’ del Pintoricchio. In quest'opera c’è tutta la delicatezza e l’intimità di espressione che contribuirono a rendere l’artista uno dei grandi maestri della storia dell’arte occidentale.

Valter Mainetti


Bernardino di Betto detto il Pintoricchio

Perugia 1456 ca. - Siena 1513
Fine del sec. XV
Tempera su tavola
57 X 43 CM


Opera soggetta a decreto di vincolo dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali (D.M.11/10/1990)

Opera tipica del Pinturicchio databile verso gli ultimi anni del Quattrocento, quando il grande Maestro fu incaricato dalla Famiglia Bufalini di affrescare la cappella nella chiesa romana di S. Maria in Ara Coeli. È il periodo forse più alto del Maestro che veniva dall’esperienza della Cappella Sistina ed era in stretto contatto con l’altro grande protagonista dell’arte umbra del Quattrocento, il Perugino.

Del Pinturicchio in quest’opera c’è tutta la delicatezza e l’intimità di espressione che lo resero famoso e rispettato. L’iconografia è collegabile all’antico tema delle litanie della Vergine per la presenza del mare retrostante alle immagini,  giustificata dalla caratterizzazione di Maria come Stella Maris, sicuro approdo per il credente.

Opera di privata devozione, questo dipinto rientra, per la sua importanza storico-artistica, tra quelle sottoposte a vincolo d’importante interesse dallo Stato italiano.

Il dipinto è stato esposto all’interno della mostra monografica dedicata al Pintoricchio nel 2008, presso la Galleria Nazionale dell’Umbria a Perugia ( Garibaldi V. (a cura di) Pintoricchio, Silvana Ed. Milano, 2008 - cat. 54).

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Thu, 17 Oct 2019 10:58:06 +0000 https://www.valtermainettiblog.it/post/519/collezione-pittura-madonna-con-il-bambino-benedicente info@valtermainettiblog.com (Prof. Valter Mainetti)
L’Athena Nike della Fondazione Sorgente Group, 2500 anni di eleganza https://www.valtermainettiblog.it/post/520/l&8217athena-nike-della-fondazione-sorgente-group-2500-anni-di-eleganza

Tra tante opere d’arte della Collezione archeologica della mia Fondazione Sorgente Group, quella che per me esprime in senso più alto i valori di storia, bellezza ed eleganza, è la statua di Athena Nike, un originale greco in marmo pario di rara bellezza, realizzata quasi 2500 anni fa.

La figura sembra “in procinto di planare verso terra con il panneggio mosso indietro dal vento”, e nonostante sia pervenuta a noi priva di collo, di spalla e braccio destro, del braccio sinistro e di tutta la parte inferiore delle gambe, continua a mantenere intatta la sua bellezza e la sua eleganza. Una delle caratteristiche principali dell’opera è sicuramente “il peplo alla maniera attica con lungo apoptygma allacciato alla vita con una cintura” che forma un voluminoso rimbocco le cui pieghe sono ampie e arrotolate sul davanti. Il peplo segue il movimento del corpo sottostante. La scultura indossa anche “un’ampia egida agganciata all’altezza del seno con una fibbia ricoperta da una piccola testa di Medusa circondata da serpentelli”, simboli tipici della dea Atena.

Dal modo in cui sono state rappresentate le pieghe laterali e posteriori dell’opera, gli esperti ipotizzano che la statua fosse rappresentata nella fase di discesa al suolo, con i piedi appena poggiati e le ali, ormai perse, ancora spiegate. La presenza di fori sulle scapole presuppone che la dea disponesse di ali e che, quindi, incarnasse la vittoria, e tutto lascia pensare che la statua trovasse la sua collocazione in cima a una colonna o un pilastro, “quale dono votivo a seguito di una vittoria militare”. Per le parti conservate si può intuire che il braccio sinistro fosse sollevato in aria, mentre il destro scendeva lungo il fianco.

Sono stati gli studiosi Antonio Giuliano e Eugenio La Rocca a riconoscere in questo elegante blocco di marmo un’opera risalente alla piena classicità greca e, nell’effige di Medusa, un esplicito richiamo alla divinità Atena in unione con Nike, per la presenza delle ali[1].

Infatti, come ha spiegato lo stesso Prof. La Rocca, “la tradizionale egida, collocata sul petto completava e caratterizzava la dea come Athena, mentre le ali la connotavano come una Nike (incarnazione della vittoria). È possibile che in età augustea l’Athena Nike di Fondazione Sorgente Group sia stata trasferita dalla sua sede originaria a Roma, dove venne restaurata”. Ulteriore elemento di bellezza dell’opera si manifesta in alcune particolari scelte esecutive: “nella mano sinistra doveva tenere una corona di alloro o ulivo, destinata al vincitore della battaglia, mentre nella destra un ramo di palma”, realizzati in metallo dorato.

Tutti particolari andati perduti, che era necessario far rivivere. Così, grazie ad un’idea di mia moglie Paola, la Fondazione Sorgente Group ha realizzato nello Spazio Espositivo Tritone la ricostruzione tridimensionale della scultura di Athena Nike, attraverso proiezioni multimediali ed una voce narrante che ne racconta la storia.

Nel 2012 è stata inaugurata l’esposizione “Athena Nike: la vittoria della dea. Marmi greci del V e del IV secolo a.C. della Fondazione Sorgente Group”, con grande successo di pubblico e grande soddisfazione per noi. Mia moglie Paola è riuscita a raggiungere uno dei nostri primi obiettivi: trasmettere e rendere “fruibile il grande capolavoro dell’Athena Nike al pubblico, regalando un’emozione inaspettata a tutti coloro che hanno visitato l’esposizione”.

Il progetto multimediale è stato affidato a Paco Lanciano e alla sua equipe di Mizar, che grazie a   “sofisticati procedimenti informatici e installazioni illuminotecniche e audio”, ma anche all’approfondito lavoro scientifico del Prof. Eugenio La Rocca, ne ha ricostituito la storia, che l’ha ricomposta virtualmente nelle sue sembianze originarie, spiegando come “nel passato la statua votiva di Athena Nike fosse collocata su una colonna o su pilastro, a circa 5 metri di altezza, all’interno di un santuario attico o di ambiente filo-ateniese per celebrare le vittorie dell’esercito.

Mi ha riempito di orgoglio vedere come le nuove tecnologie siano stati messe a disposizione di archeologi e cultori dell’arte per la realizzazione di un progetto di ampia divulgazione e che, riprendendo le parole di Claudio Strinati, Direttore Scientifico della Fondazione Sorgente Group, univa “innovazione tecnologica e mondo della cultura per mostrare un prodotto di facile comprensione[2].

Da sempre, il principale motivo che mi spinge al collezionismo, è recuperare più opere possibili appartenenti al nostro patrimonio storico-culturale al fine di restaurarle e renderle fruibili al grande pubblico.

Per lo stesso motivo sono stato estremamente lieto che la scultura di Athena Nike sia stata scelta dalla Scuola Normale Superiore di Pisa, come soggetto di studio di un Convegno tenutosi qualche anno fa, dove hanno partecipato i più grandi archeologi mondiali, specializzati in arte greca. Questo evento, organizzato dal Prof. Gianfranco Adornato, aveva come obiettivo quello di “far conoscere questo capolavoro greco alla comunità scientifica e di proseguirne gli studi, discutendo questioni e aspetti relativi all’iconografia della scultura ancora non risolti”.

Si sono rivelati preziosi tutti gli interventi, a partire da quello del Prof. La Rocca, il primo ad aver affrontato lo studio dell’opera e autore della sua identificazione come “un originale greco in marmo pario lychnite del V secolo a.C. da inquadrarsi intorno al 430 a.C.”.  Nel Convegno sull’Athena Nike si sono seguiti molti interventi autorevoli: Arne Thomsen dell’Universitat des Saarlandes, Kenneth Lapatin del The J. Paul Getty Museum di Los Angeles, Olga Palagia dell’Università di Atene e Irene Bald Romano della The University of Arizona, di Tucson negli Stati Uniti,  che tra l’altro si sono confrontati sul possibile originale greco preso a modello per la realizzazione di copie romane di età successive[3].

Valter Mainetti

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Tue, 15 Oct 2019 09:44:50 +0000 https://www.valtermainettiblog.it/post/520/l&8217athena-nike-della-fondazione-sorgente-group-2500-anni-di-eleganza info@valtermainettiblog.com (Prof. Valter Mainetti)
Castel Sant’Angelo sul Tevere mostra le bellezze di Roma attraverso l’arte del Locatelli https://www.valtermainettiblog.it/post/517/castel-sant&8217angelo-sul-tevere-mostra-le-bellezze-di-roma-attraverso-l&8217arte-del-locatelli

Chi visita la Città Eterna non può non ammirare uno dei suoi punti più incantevoli, dove San Pietro termina il suo lungo sguardo sul fiume e incontra Castel Sant’Angelo, regalando a Roma una “massiccia mole che da quasi duemila anni si specchia nelle pigre acque del Tevere” che sembra riflettere in pieno “i mutamenti, i rivolgimenti, le miserie e le glorie dell’antica Urbe”.

La sua origine si deve all’imperatore Adriano, che lo fece costruire come suo sepolcro e scelse per questo monumento un’area di Roma al tempo periferica fino al 403 d.C., quando l’imperatore Onorio lo incluse nel nuovo progetto di mura aureliane.

È da quel momento che, da sepolcro, la struttura viene ridestinata al nuovo uso di castellum posto come baluardo del Tevere a protezione della città, contesa tra diverse famiglie,dal senatore Teofilatto ai Crescenzi, fino ai Pierleoni e poi agli Orsini, che cercavano di guadagnare di volta in volta una posizione di supremazia nella politica capitolina. Proprio un membro della casata degli Orsini, Papa Niccolò III, si preoccupò di realizzare il collegamento tra Castel Sant’Angelo e il Vaticano, commissionando la realizzazione del Passetto di Borgo.

Il vero passaggio di consegne dall’Urbe alla Chiesa Vaticana, però, avvenne nel 1367 quando le chiavi vennero consegnate definitivamente a Papa Urbano V così da agevolare il ritorno a Roma della Curia dopo la parentesi di Avignone. È da qui in poi che Castel Sant’Angelo viene assunto a rifugio papale nelle situazioni di grave pericolo, nonché, con il tempo, ad archivio del Tesoro Vaticano, a Tribunale e anche a prigione.

Nei successivi quattro secoli verranno apportate numerose modifiche alla conformazione del Castello, che ha visto aggiungere nuovi moduli alla struttura originaria. “Nuove strutture si assommano a quelle preesistenti, alterandole, modificandone la funzione, talvolta cancellandole, in un processo di trasformazioni ininterrotte che sembrano scivolare l’una nell’altra senza soluzione di continuità”, come si legge dal sito ufficiale di Castel Sant’Angelo. I diversi interventi che vanno via via aggiungendosi, finiscono col creare un “complicato intrico di sotterranei, ambienti, logge, scale e cortili” che si mostrano ai visitatori ancora oggi dopo più di sei secoli, “dando vita ad un organismo sfaccettato e complesso, carico di valenze simboliche e di stratificazioni storiche[1].

Premessa doverosa, questa, a sottolineare l’importanza simbolica che Castel Sant’Angelo ha conservato nella città di Roma, e che ne fanno un soggetto perfetto per la cornice nella quale è inserito.

È in questo senso, dunque, che acquista ancora più valore l’opera di un grande pittore del passato, Andrea Locatelli, che lavorando tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento per molte nobili famiglie romane, rappresenta in chiave vedutista quanto già iniziato da altri artisti come Gaspar Van Wittel, Hendrik Frans Van Lint e Giovanni Paolo Panini. Locatelli, infatti, ha regalato ai posteri numerose testimonianze di uno dei periodi di maggior fervore urbanistico della Città Eterna.

La grandezza di questo artista si manifesta anche nella sua capacità di inserirsi all’interno della cerchia dei mecenati della città - probabilmente grazie al suo amico e sodale Paolo Anesi che disponeva di conoscenze altolocate – e nel farsi commissionare un gran numero di lavori dalla nobiltà capitolina, arrivando a frequentare stabilmente i palazzi dei Ruspoli, degli Albani, degli Ottoboni e soprattutto dei Colonna, che lo impegnarono anche per decorare gli interni delle loro tenute di campagna.

Il Locatelli arriva così a realizzare Veduta del Tevere presso Castel Sant’Angelo, opera di infinita bellezza che con una nota di orgoglio posso vantare all’interno della Collezione della  Fondazione Sorgente Group, che presiedo, nella quale Castel Sant’Angelo si mostra al massimo della sua magnificenza. Nel dipinto Castel Sant’Angelo viene ritratto dal basso verso l’alto, “un accorgimento che ne aumenta il livello di maestosità” regalando al dipinto un’aurea tipica della bellezza di Roma.

Un’atmosfera onirica accompagna tutta l’opera, che assieme al Castello ritrae un Tevere che scorre placidamente sotto i suoi bastioni accompagnando gli attracchi per le chiatte che, all’epoca del ritratto, servivano a trasportare per le sponde del fiume i blocchi di travertino utili alla prossima costruzione della Basilica di San Pietro. Sulla riva, come fossero vigili sull’opera umana, il Locatelli inserisce i Borghi romani che scrutano immobili il passaggio di barche e di bestiame, altri grandi protagonisti della carriera del pittore.

Come si può leggere nella scheda tecnica all’interno del sito della Fondazione Sorgente Group, infatti, “è proprio nella ricercatezza dello scorcio, mai banale, che vanno trovate le caratteristiche peculiari dell’attività vedutista di Andrea Locatelli e in particolare in una delle sporadiche vedute reali della Città Eterna, eseguite da questo pittore[2].

Una bellezza rara, dunque, che fa di questa opera un gioiello della pittura romana e che continua a trasmettere, con il passare dei secoli, la bellezza e la magnificenza di Castel Sant’Angelo e di Roma tutta.

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Thu, 10 Oct 2019 08:28:27 +0000 https://www.valtermainettiblog.it/post/517/castel-sant&8217angelo-sul-tevere-mostra-le-bellezze-di-roma-attraverso-l&8217arte-del-locatelli info@valtermainettiblog.com (Prof. Valter Mainetti)
Collezione Archeologia - Statua di Athena Nike https://www.valtermainettiblog.it/post/518/collezione-archeologia-statua-di-athena-nike

Il patrimonio d’arte della Fondazione Sorgente Group si è formato a partire dal 2007 attraverso l’acquisto di opere d’arte di pregio, selezionate nell’ambito della scultura greca e romana e della pittura antica. In collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Fondazione si impegna per una corretta salvaguardia della sua Collezione d’Arte perseguendo gli obiettivi di restaurare, conservare e valorizzare le opere attraverso ricerche e approfondimenti, prestiti e la promozione, l’organizzazione e la partecipazione ad attività espositive.

In questa rubrica avrò il piacere di presentare le opere della Collezione accompagnate da fotografie e schede tecniche.

Inizieremo con quella che per me esprime in senso più alto i valori di storia, bellezza ed eleganza, è la statua di Athena
Nike, un originale greco in marmo pario di rara bellezza, realizzata quasi 2500 anni fa.

Valter Mainetti


Statua di Athena Nike

Meta' V secolo a.C.
Marmo pario - Lychnites
h. 93 cm

Scultura di Nike priva del collo, della spalla e del braccio destro, del braccio sinistro e della parte inferiore delle gambe. La figura femminile è in procinto di planare verso terra con il panneggio mosso indietro dal vento. Indossa un peplo alla maniera attica con lungo apoptygma allacciato alla vita con una cintura, che forma un voluminoso rimbocco. Le pieghe dell’ apoptygma sono ampie e arrotondate, mentre ai fianchi e alla vita si infittiscono con effetto chiaroscurale. Il corpo emerge dal tessuto tendendolo e conferendo volume e dinamicità alla figura. Sulle spalle ricade un’ampia egida agganciata all’altezza del seno con una fibbia ricoperta da una piccola testa di Medusa circondata da serpentelli, tipico attributo identificativo di Atena. Rappresentazioni simili di Nikai con l’attributo di Medusa sono molto rare. Grazie al movimento delle pieghe laterali e posteriori è possibile intuire il movimento della figura che sembra aver appena appoggiato i piedi sul suolo; il braccio sinistro a giudicare dall’attacco, doveva essere sollevato verso l’alto, mentre il destro probabilmente era disteso avanti non aderente al corpo. La superfice del marmo risulta abrasa dalla lunga esposizione agli agenti atmosferici. I fori quadrangolari presenti sulle scapole dovevano servire all’inserimento delle ali, mentre il foro sulla schiena era necessario al fissaggio della scultura stessa ad un piano. È ipotizzabile, infatti, che la statua di Atena – Nike si trovasse su una colonna o su alto pilastro, quale dono votivo a seguito di una vittoria militare. Grazie al riconoscimento di Antonio Giuliano e allo studio di Eugenio La Rocca è possibile riconoscere nella scultura di Nike della Fondazione un originale greco inquadrabile nella metà del V secolo a.C.

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Mon, 7 Oct 2019 17:53:18 +0000 https://www.valtermainettiblog.it/post/518/collezione-archeologia-statua-di-athena-nike info@valtermainettiblog.com (Prof. Valter Mainetti)
Le Tigri della Fondazione Sorgente Group esposte nella Mostra di Basilea “Gladiatore. La vera storia” https://www.valtermainettiblog.it/post/516/le-tigri-della-fondazione-sorgente-group-esposte-nella-mostra-di-basilea-&8220gladiatore-la-vera-storia&8221

Da domenica 22 settembre le Tigri della Collezione Archeologica della Fondazione Sorgente Group, presieduta da Valter e Paola Mainetti, saranno esposte nell’imponente mostra “Gladiatore. La vera storia” a Basilea, ospitata presso l’Antikenmuseum Basel und Sammlung Ludwig e realizzata in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e la città romana di Augusta Raurica, in Svizzera.    

La scultura della Tigre rampante in marmo pavonazzetto del II sec. d.C. e la scultura della Tigre incedente in marmo cipollino mandolato della fine del I sec. – II sec. d.C., saranno parte integrante della Mostra che svelerà al grande pubblico la figura del gladiatore e l'affascinante storia di uomini coraggiosi che, grazie alle loro imprese nel circo, conquistarono una posizione nella società romana.          

E proprio le fiere, sempre presenti nei combattimenti dei gladiatori, aggiungevano maggior enfasi e drammaticità allo spettacolo. Questi combattenti dell'arena, celati dai loro temibili elmi, incarnavano importanti virtù romane, come testimoniano le opere di Cicerone e Seneca: coraggio, forza e disprezzo della morte, virtus con cui i romani costruirono il loro potere a Roma e nelle Province.

La Mostra “Gladiatore. La vera storia” offre una nuova visione globale del combattimento dei gladiatori prendendo in esame gli aspetti rituali, etici, sociali e politici del fenomeno, tracciando la storia di questi lottatori: inizialmente prendevano parte alle celebrazioni in onore dei defunti, e poi, con l'apparizione degli anfiteatri, lottavano per ottenere i favori del pubblico, con duelli soggetti a regole rigorose, guidate da un arbitro. La Mostra raccoglie le numerose tracce della storia, ricostruisce alcune figure mitiche, come quella di Spartaco, racconta delle diverse coppie di gladiatori, mostrandone armi originali ed elmi, per lo più provenienti dall'Italia.

Contribuire ad arricchire il corredo di una Mostra di così alto spessore ci riempie di orgoglio ed è parte dell’opera di valorizzazione che conduciamo con la Fondazione Sorgente Group – dichiara Valter Mainetti – volta a  far conoscere al grande pubblico la propria Collezione d’arte”.


Grazie al sostegno finanziario di Fondazioni private internazionali, la Mostra Gladiatore. La vera storia” da aprile 2020 sarà replicata nella sua forma attuale al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.     

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Fri, 20 Sep 2019 16:42:50 +0000 https://www.valtermainettiblog.it/post/516/le-tigri-della-fondazione-sorgente-group-esposte-nella-mostra-di-basilea-&8220gladiatore-la-vera-storia&8221 sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
La Cavallerizza Blu e il Gallo Rosso, la simbologia di Chagall come allegoria della bellezza https://www.valtermainettiblog.it/post/515/la-cavallerizza-blu-e-il-gallo-rosso-la-simbologia-di-chagall-come-allegoria-della-bellezza

Tra le opere presenti all’interno della Collezione M curata dalla Fondazione Sorgente Group che io presiedo, ve n’è una sulla quale vorrei soffermarmi: La Cavallerizza Blu e il Gallo Rosso, opera realizzata da Marc Chagall nel 1973, al tempo della sua massima fama e dei numerosi riconoscimenti ricevuti dal governo francese. Una data che vede anche un importantissimo evento per la vita del pittore, e cioè il suo ritorno in patria, nell’Unione Sovietica, dove riceve l’acclamazione unanime dei cittadini di Mosca e di Leningrado, pur rifiutandosi di rimettere piede nel suo villaggio natio[1].

Facendo un passo indietro, mi soffermo brevemente sulla figura di Marc Chagall, nato a Vitebsk in Bielorussia il 7 luglio 1886 e morto a Saint-Paul-de-Vence, in Francia, il 28 marzo 1985. E’ noto come il suo stile non possa essere incasellato all’interno di un’unica corrente artistica, ma che anzi abbia attinto da stimoli e tradizioni anche lontane tra loro, che vanno dal simbolismo ebraico fino alle “ricerche sul colore dei Fauves e […] Robert Delaunay”.

Fino al punto in cui per Chagall si arriva a parlare di fauvismo onirico, mescolando input narrativi che poggiavano sulla fantasia infantile legata alla potenza trasfigurante delle fiabe russe assieme alla semplicità delle forme tipica della pittura sovietica di inizio secolo. Il tutto, poi, declinato in un nuovo utilizzo del colore che “supera i contorni dei corpi espandendosi nella tela”. Motivo per il quale il pittore, tra le altre cose, viene inserito anche nella corrente del Tachisme (da tache, macchia) attorno agli anni ’50. Un’altra influenza evidente la si ritrova in tutto quell’apparato espressionista che aveva avuto la fortuna di frequentare a Parigi, soprattutto osservando la dimensione onirica delle opere di Gustave Moreau. Questi, simbolista sovrannaturale, aveva infatti realizzato una serie di dipinti incentrati sulla spiritualità di un mondo popolato da creature a metà tra gli uomini e gli angeli.

Nel lavoro di Chagall c’è la presa in carico di questo onirismo declinato nelle sue manifestazioni di intensa cromaticità, ma, come già anticipato precedentemente, a causa delle sue origini è stato applicato secondo la narrazione simbolica delle vicende legate alla comunità ebraica. “L’artista sceglie il punto di vista dell’infanzia e riproietta i propri ricordi e le proprie emozioni attraverso l’occhio incantato del bambino.

È per questo che la visione ingenua dell’artista (intesa positivamente, come libera da angosce e pregiudizi) si riflette in una messa in evidenza dei soggetti delle sue opere rispetto ad un fondo spesso scuro e indistinguibile. Soggetti che vengono stravolti, sfigurati e spesso sproporzionati proprio per dare loro la caratteristica della leggerezza simbolica e dell’allegoria figurativa tipica dei libri d’infanzia[2].

Questa sua visione e predisposizione artistica, quindi, si riflette anche nell’opera della mia Collezione M, La Cavallerizza Blu e il Gallo Rosso, dove uno dei protagonisti del dipinto è per sua caratteristica l’animale che maggiormente rappresenta l’idea della transazione, del passaggio tra la notte ed il giorno, tra la morte e la vita. La realtà del vivere quotidiano si pone in antitesi con quella dei sogni, dove al rimpianto per le cose e il tempo perduto si contrappone invece un’infinità di possibilità. Ed il gallo rosso, protagonista di questa bellissima opera, rappresenta proprio la linea di confine tra queste due dimensioni.

Il contesto in cui questa figura viene realizzata, però, rappresenta un altro grande must del percorso creativo di Chagall: si tratta del circo, “il mondo dei clown, degli acrobati e dei prestigiatori”, ossia, secondo il pittore, l’arte che più si avvicinava per sua natura alla dimensione onirica del sogno e delle fiabe. La scelta di questo soggetto artistico gli permise infatti, nell’arco del tempo, di avvicinarsi agli autori che più lo avevano trattato in passato, come Edgar Degas, Henry de Toulose-Lautrec e Georges Seurat. A differenza loro, però, il pittore di Vitebsk riuscì ad implementare le sue scene narrative inserendo l’imprescindibile variabile degli spettatori del circo “attraverso la sovrapposizione delle figure o l’antropomorfizzazione di animali che sotto il suo pennello divennero musicisti, pagliacci, o come nel caso del gallo rosso al centro di questa gouache, acrobati[3].

Ho sempre considerato clown, acrobati e attori come creature tragiche. Ai miei occhi assomigliano alla gente ritratta in certi quadri religiosi. Ancora oggi, quando dipingo una crocifissione o un altro quadro religioso, mi assalgono gli stessi sentimenti di allora, quando ritraevo la gente del circo”, furono le sue parole, a sottolineare come questa scelta non sia altro che un totale rovesciamento della realtà, triste e crivellata da guerre internazionali[4]. Catapultare questa realtà nell’universo del sogno e del gioco fa sì che l’incanto riesca a superare l’esistente, e a fissarsi in una dimensione eterna ed universale.

Quest’opera, quindi, rappresenta una perfetta allegoria di bellezza e di amore senza fine, di una continua rinascita di una passione che non può esaurirsi perché oltrepassa i limiti del tempo e della morte per ripetersi in eterno, “partecipando all’energia cosmica universale che regola e genera tutto l’esistente[5]. È una concessione di longevità al concetto di bellezza e, con esso, a tutta l’arte e la cultura.

Bellezza ed arte dovrebbero essere valori imprescindibili della nostra società, così forti e presenti al punto da allontanare il cattivo gusto e il pressappochismo culturale che spesso ci circonda.

Valter Mainetti

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Mon, 9 Sep 2019 18:55:30 +0000 https://www.valtermainettiblog.it/post/515/la-cavallerizza-blu-e-il-gallo-rosso-la-simbologia-di-chagall-come-allegoria-della-bellezza info@valtermainettiblog.com (Prof. Valter Mainetti)
La bellezza di Selinunte, l’intervento sul Tempio G https://www.valtermainettiblog.it/post/514/la-bellezza-di-selinunte-l&8217intervento-sul-tempio-g

All’interno dell’area archeologica di Selinunte possiamo ammirare i resti dei più antichi e maestosi templi dorici risalenti al periodo aureo della Magna Grecia. Tra questi, l’imponente tempio dorico denominato Tempio G, uno tra i più importanti in ordine di grandezza e maestosità dell’occidente greco, è da secoli ammirato per le sue rovine, per i giganteschi rocchi che un tempo formavano le colonne e per i fregi architettonici oggi lasciati al suolo.

La sua costruzione, che iniziò intorno al 530 a.C., ancora nel 409 a.C., data della distruzione della città da parte dei Cartaginesi, non era del tutto ultimata[1].

La struttura si presentava come un classico periptero octastilo, ossia un tempio circondato da otto colonne su tutti i lati, con al suo interno un ambiente separato per i sacerdoti (adyton) anticipato da un “vano porticato antistante l’ingresso della cella del tempio” (pronao) dotato anch’esso di una fila di colonne, e un corrispettivo e simmetrico opistodomo, ossia una parte retrostante definita secondo Vitruvio in antis, e cioè ospitante colonne all’interno delle ante[2].

Una di queste colonne fu poi ricostruita e restaurata dallo scultore Valerio Villareale nel 1832. Oggi si erge solitaria in questa parte del sito con il nome di Fuso della Vecchia.

Realizzato in diverse fasi, il Tempio G fu oggetto di continue rivisitazioni fino al punto in cui la facciata est mantenne caratteri più arcaici rispetto alla sua corrispondente dal lato opposto che è era stata realizzata, invece, in epoca classica. Stiamo parlando del tempio situato più a nord tra i tre della collina orientale di Selinunte, nonché uno dei più grandi della sua epoca, che con il tempo si è ridotto “ad un immenso cumulo di architravi, colonne, capitelli, devastati dalla furia del sisma. Unica a sopravvivere fu soltanto la sopracitata colonna.

Riportando la descrizione del sito ufficiale, possiamo risalire a come l’interno del Tempio G fosse suddiviso in “tre navate da due file di dieci colonne monolitiche con capitello dorico su due ordini, e l’opistodomo in antis”. Sui muri delle navate laterali vi erano poi due scale mediante le quali si poteva accedere al tetto e al sottotetto, così da poter ispezionare le “capriate lignee che sostenevano la copertura”. In fondo alla centrale, che si presume avesse una forma ipetrale, vi era posizionata, invece, la statua della divinità di riferimento. In questo caso, presumibilmente, parliamo di un torso di gigante che è oggi esposto al Museo Regionale Archeologico di Palermo.

Sempre dal sito, si può comprendere che “l'aditon insieme allo spazio libero dei due intercolumni, posto tra il peristilio e la cella per meglio simulare una doppia peristasi, accostati alla monumentalità dell'edificio, ci consentono di paragonare il tempio G ai grandi edifici cultuali della lonia e della Grecia dell'est”. Dal momento che “anche essi presentavano una cella a cielo aperto, realizzati a partire dalla metà del VI secolo a.C.”, quindi, si può supporre che a Selinunte ci fosse una forte presenza di immigrati dalla Ionia, e che “a questi non [fosse] estranea la spedizione di Pantatlo che portò a Selinunte un congruo numero di Cnidi”.

Un'altra importante scoperta avvenuta all’interno del tempio è rappresentata dal ritrovamento, nel 1871, della Grande Tavola Selinuntina, un testo fondamentale del V sec. a.C. che spiega perfettamente quali fossero i culti della città e che aveva indirizzato l’attribuzione del Tempio G inizialmente ed erroneamente ad Apollo, anche in vista delle similitudini con l’Apollonion di Mileto. Soltanto successivamente, attraverso la decifratura della Tavola, è stato attribuito a Zeus che è risultato il custode della città e garante del suo archivio cittadino[3].

Questo fondamentale patrimonio archeologico, però, era lasciato all’incuria e alla mercé della vegetazione che nell’arco del tempo aveva finito per ricoprirlo. Per tale motivo, tra le attività di cui sono più orgoglioso per quanto riguarda la mia Fondazione Sorgente Group vi è stata, nel 2011, la pulizia e lo studio dell’area riportando il sito al suo carattere di visibilità e di fruizione da parte dei visitatori.

È stato reso possibile il primo rilievo aerofotogrammetrico dell’intero complesso, così come la messa in atto di un progetto di recupero e di studio dettagliato da parte dell’archeologo Mario Luni e di Valerio Massimo Manfredi, che ha poi portato alla realizzazione di un modello in scala composto da 6 mila pezzi di legno, concesso in dono ed esposto nell’Antiquarium del sito archeologico di Selinunte.

Mario Luni”, spiegò anni fa l’archeologo e sovrintendente del mare Sebastiano Tusa, “prese in esame il lato sud-occidentale, eseguì dei saggi per capire come era stato fatto. Partì da un rilievo precedente e lo migliorò, arrivando a un'ipotesi di ricostruzione, associando tutti i pezzi visibili alle varie colonne[4].

Successivamente a questa opera di recupero, poi, vi fu anche un convegno intitolato Selinus 2011 che aveva come scopo quello di far convergere e confrontare le varie teorie ed esperienze nel campo del restauro dei monumenti antichi. In questa occasione, mi preme sottolineare, parteciparono alcuni tra i più importanti studiosi e ricercatori dediti all’architettura antica, riuscendo a condividere i rispettivi know how e illustrando le più efficaci tecniche di conservazione, restauro e valorizzazione dei monumenti antichi affinché possano giungere alle generazioni future. Questo importante lavoro ha portato come risultato alla realizzazione della raccolta di tutti i saggi e gli studi svolti confluiti nella pubblicazione dal titolo Selinunte. Restauri dell’antico, promossa dalla mia stessa Fondazione Sorgente Group e pubblicato da De Luca Editori d’Arte.

Valter Mainetti

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Wed, 4 Sep 2019 19:21:03 +0000 https://www.valtermainettiblog.it/post/514/la-bellezza-di-selinunte-l&8217intervento-sul-tempio-g info@valtermainettiblog.com (Prof. Valter Mainetti)
Gaio e Lucio Cesari, uno sguardo ai protagonisti di due bellissimi ritratti https://www.valtermainettiblog.it/post/513/gaio-e-lucio-cesari-uno-sguardo-ai-protagonisti-di-due-bellissimi-ritratti

Tra i ritratti che posso con orgoglio vantare nella collezione della Fondazione Sorgente Group vi sono due busti ritraenti Gaio e Lucio Cesari, i figli che Giulia, unica erede di Augusto, ebbe da Marco Agrippa. Adottati dallo stesso Augusto dopo la prematura scomparsa del nipote Marcello, i due principi sarebbero stati destinati alla successione dell’Impero ma, purtroppo, vennero entrambi a mancare prematuramente[1]. Un vero peccato, dal momento che fin da subito dimostrarono un particolare acume e una naturale propensione al comando, manifestate per entrambi durante la loro florida e veloce carriera militare e politica. Gaio, ad esempio, nel 1 a.C. divenne generale e nel 1 d.C. fu fatto console insieme a Lucio Emilio Paolo.

Gaio, si stima sia nato tra il 14 agosto e il 13 settembre del 20 a.C., mentre Lucio tra il 14 giugno e il 15 luglio del 17 a.C e quando questi nacque, si stabilì l’adozione dei due nipoti da parte di Augusto secondo l’antico procedimento per assem et libram. Gaio e Lucio Cesari diventavano così gli eredi dell’impero, e a loro sarebbe spettato il compito di proseguire la gens e la pax augusta.  

Augusto si occupò della loro istruzione scegliendo come precettore l'esperto Verrio Flacco[2]. Ancora molto giovani, li fece partecipare all’amministrazione della Res publica e, quando furono designati consoli, li inviò nelle province per guidare gli eserciti[3].

I due ritratti di Gaio e Lucio, che rappresentano i principi da giovani, ci restituiscono un’impressione di grande freschezza” hanno recensito in occasione della loro esposizione al Museo dell’Ara Pacis di due anni fa, all’interno di una più ampia rassegna sulla dinastia Claudia[4].

La mia ferma volontà nell’acquistare questi ritratti ha consentito il loro rientro in Italia, affinché potesse essere riunita in parte la famiglia Giulio-Claudia, tra le più importanti protagoniste della storia e degli ideali di Roma imperiale e ha reso i ritratti fruibili agli studiosi e al pubblico.

Il ritratto di Gaio Cesare, la cui fedele riproduzione in gesso è ora esposta all’Ara Pacis, è una scultura importante: il nipote di Augusto pur raffigurato nella piena fanciullezza già mostra il suo vigore e forza d’animo, con la nobiltà di un discendente della gens Julia. La scultura venne realizzata in modo tale da poterla inserire in una statua togata con bulla, ed è considerata uno dei migliori esemplari esistenti del tipo ritrattistico infantile più diffuso.

Diversi tipi ritrattistici dei principi designati, anche infantili, elaborati in età augustea e variamente ispirati alle immagini di Ottaviano Augusto, costituiscono la testimonianza concreta dell'avvio di una politica dinastica rivolta ai nipoti. Il genere ritrattistico in esame si esprime in una particolare rotondità tipica dei più giovani: le labbra tenui, il mento piccolo e lo sguardo fiero e sereno. Le ciocche dei capelli sono delicatamente incise e formano sul lato destro della fronte il motivo canonico della tenaglia, qui accennata, poi seguono le tre usuali ciocche al centro a cui segue il consueto motivo a coda di rondine, a forcella, quasi allineata all’occhio sinistro, come negli altri ritratti attribuiti a Gaio Cesare[5].

Il ritratto di Lucio Cesare, anch’esso esposto nella sua riproduzione in gesso all’Ara Pacis è ormai molto conosciuto come quello del fratello. È realizzato in marmo pario a grana fine e presenta una lavorazione notevolmente raffinata dall’intaglio elegante, preciso e attento nel riprodurre i dettagli fisiognomici caratteristici, che ne consentono il riconoscimento. La superficie, in un buonissimo stato di conservazione e con pochissime scheggiature, presenta la patina leggermente abrasa, probabilmente per una precedente esposizione all’aperto. Si conserva integralmente il collo e il volto che si volge leggermente verso sinistra.

Caratterizzante è la forma della testa con capelli dalle ciocche delicate che dalla vertigine centrale si dipartono in avanti verso la fronte, che presenta quasi al centro la consueta forcella, così come in altri esemplari. Gli occhi dalle palpebre sottili sono abbastanza vicini, rientrano sotto l’arcata sopraccigliare; le labbra sono chiuse, sottili, con leggera carnosità agli angoli. L’età raffigurata nel ritratto dovrebbe essere intorno ai 10 anni[6].

Mi riempie di gioia e soddisfazione vedere la famiglia imperiale di Augusto riunirsi dopo 2.000 anni, grazie all’opera della Fondazione che è stata capace di realizzare e donare al Museo dell'Ara Pacis i calchi in gesso dei ritratti della Gens Giulio Claudia in nostro possesso.

Fin dal 17 maggio di due anni fa, infatti, le loro fedeli riproduzioni in gesso fanno parte in modo permanente dell’allestimento museale, approvato da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale[7]. Il progetto è una preziosa opportunità di presentare un apparato iconografico e documentario inedito e un’imperdibile occasione di partnership pubblico-privato per la valorizzazione del nostro patrimonio artistico, che ha fornito gioia per gli occhi dei romani e dei turisti di tutto il mondo[8].

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Tue, 27 Aug 2019 17:06:02 +0000 https://www.valtermainettiblog.it/post/513/gaio-e-lucio-cesari-uno-sguardo-ai-protagonisti-di-due-bellissimi-ritratti info@valtermainettiblog.com (Prof. Valter Mainetti)
Il Ritratto di Marcello, un’opera top della mia Collezione https://www.valtermainettiblog.it/post/512/il-ritratto-di-marcello-un&8217opera-top-della-mia-collezione

Come mi è già capitato di raccontare, tra le opere che più mi rendono orgoglioso della Collezione di Fondazione Sorgente Group, formatasi negli anni, vi è certamente il Ritratto di Marcello: una testa in marmo pario che si colloca temporalmente intorno al 25-20 a.C. e che raffigura Marco Claudio Marcello, figlio di Ottavia, amata sorella di Augusto, e di Caio Claudio Marcello, uno dei discendenti dell’antica e nobile famiglia Claudia.

Questa passione ha fatto sì che venissero acquistati dalla Fondazione Sorgente Group altri ritratti della Gens Giulio-Claudia affinché fossero conosciuti e valorizzati già dal maggio 2017 al museo dell’Ara Pacis, ove sono esposti i fedeli calchi in gesso - ormai parte dell’allestimento permanente del Museo - e che possono essere ammirati dai romani e dai turisti.

Questo progetto mi è particolarmente caro per due motivi.

Innanzitutto, perché è stata un’occasione per sperimentare una partnership pubblico/privato che si è dimostrata un grande esempio di valorizzazione: da una parte l’impegno di Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura, e dall’altra il mecenatismo della mia Fondazione Sorgente Group, Istituzione per l’Arte e la Cultura, nata nel 2007 senza finalità di lucro.

L’esposizione, completando la serie già presente dal 2006 al Museo dell’Ara Pacis, è una preziosa e imperdibile occasione per presentare un apparato iconografico inedito.

Il secondo motivo è che, come cultore dell’arte, non posso nascondere la soddisfazione per il giusto risalto che hanno avuto le opere della Fondazione Sorgente Group assieme al riconoscimento del valore storico-artistico che ha arricchito il nostro patrimonio d’arte. Aver acquistato queste opere, ed in particolare il ritratto di Marcello, ha impedito che fossero portate all’estero o che fossero conservate in qualche collezione privata, senza più essere viste e studiate. 

In particolare, questo Ritratto, da cui proviene il calco esposto anche al Museo dell’Ara Pacis, è considerato il miglior ritratto conosciuto del giovane principe e per questo presentato per la prima volta nella Sala di Augusto presso la sede del Museo Nazionale Romano in Palazzo Massimo nel 2008[1] e successivamente esposto alle Scuderie del Quirinale ed anche al Grand Palais di Parigi[2].

Marcello, fu politico, militare, adottato da Augusto in giovane età, designato alla successione imperiale e sposo di sua figlia Giulia. Grandi aspettative erano state riposte in lui e fu onorato da molti scrittori, specialmente da Virgilio, in un famoso passo nell'Eneide e in Properzio[3].

Ma nel 23 a.C. improvvisamente contrasse una malattia, morendo poi a Baia, forse a causa di un complotto di palazzo ordito da Livia, seconda moglie di Augusto, che voleva che suo figlio Tiberio succedesse all’Imperatore[4]. Fu sepolto nel mausoleo di Augusto e lo stesso zio pronunciò l'orazione funebre. Gli fu dedicata l’Elegia III,18 da Properzio[5], fissando per sempre il suo nome nella storia dell’Impero.

Inizialmente, nel ritratto fu identificata l’immagine di Bruto minore, l’uccisore di Cesare. Ma la comparazione con una testa attribuita con sicurezza a Marcello e rinvenuta a Pompei nella c.d. Casa del Citarista, ha permesso la corretta identificazione del ritratto.

Ci sono infatti evidenti affinità fisionomiche tra i due ritratti: in entrambi i capelli sono pettinati a visiera e si aprono con una doppia elica nella parte posteriore. Dalle dimensioni più grandi del vero, il principe è raffigurato intorno ai suoi 20 anni, ed ha come caratteristica peculiare il labbro superiore rigonfio. Ha uno sguardo velato da un’intensa espressione di dolce malinconia. La testa, conservata oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, apparteneva probabilmente ad una statua onoraria alta poco più di due metri[6].

Il ritratto di Marcello si colloca quindi tra i più grandi capolavori della prima età augustea: è un mirabile esempio della grande abilità e maturità degli scultori romani, capaci di fondere i modelli della ritrattistica tardo-repubblicana di tradizione romana con quelli classici di ispirazione greca. Nel volto i particolari fisiognomici del giovane, infatti, sono sfumati dalla misura e dall’equilibrio di tradizione ateniese, a cui viene sovrapposto il colorismo patetico di assimilazione ellenistica.

È per questo insieme di motivi che il Ritratto di Marcello ha dato il via alla ricerca di opere simili e si colloca certamente in cima alla mia lista di opere preferite, che mi regala enorme soddisfazione, sia dal punto di vista umano che artistico.

Valter Mainetti

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Sun, 18 Aug 2019 22:44:58 +0000 https://www.valtermainettiblog.it/post/512/il-ritratto-di-marcello-un&8217opera-top-della-mia-collezione info@valtermainettiblog.com (Prof. Valter Mainetti)
Scuola bolognese e emiliana del Seicento: una passione che ha trovato espressione nella Collezione M https://www.valtermainettiblog.it/post/511/scuola-bolognese-e-emiliana-del-seicento-una-passione-che-ha-trovato-espressione-nella-collezione-m

Come cultore e fervente sostenitore dell’arte e della bellezza, il mio primo obiettivo è quello di promuovere e valorizzare le eccellenze italiane, rintracciando quelle che, a mio parere, sono le opere più significative del nostro patrimonio, favorendone il loro rimpatrio, contribuendo al restauro e ad una migliore conservazione e, infine, promuovendone la fruizione.

È per questo motivo che uno dei piloni fondamentali della Collezione M, che ho l’onore di curare e valorizzare, è rappresentato dalla raccolta di un periodo di grandissimo fervore artistico in Italia: la Scuola bolognese e emiliana del Seicento[1].

Questa corrente artistica si è sviluppata in una Regione dove il mondo laico degli intellettuali e dei pittori non si rassegnava a certi canoni rigidi e conservatori e prese piede alla fine del 500 fondendo l’espressività dell’arte lombarda e romana e “creando una nuova espressiva simbiosi rappresentando il naturalismo e il classicismo, discostandosi dal classico manierismo toscano e romano” che aveva invece contraddistinto tutto il secolo che si accingeva a concludersi[2].

Quella della Scuola bolognese e emiliana, in particolar modo della cerchia di Guido Reni (localizzata a Bologna tra il 1579 e il 1642), era un’arte fortemente imperniata sul tema della penitenza, sacramento attorno al quale, in quel periodo, si concentrava la maggior critica protestante. E come portavoce della controriforma, si manifestava nella scelta e nella realizzazione di figure immortalate nel richiedere il perdono mediante l’utilizzo di una “raffinata gamma cromatica, rischiarata da un intenso gioco chiaroscurale[3].

Anche Gombrinch, nel suo fondamentale manuale La storia dell'arte, ha visto Guido Reni e la sua cerchia come una corrente che “scartato tutto quanto nella natura gli pareva basso, brutto e inadatto alla [loro] visione”, ed ha evidenziato come “la sua ricerca di forme perfette e ideali della realtà sia stata coronata dal successo”. Nello stesso testo si può leggere che il programma della Scuola bolognese era “volto all’idealizzazione o all’abbellimento della natura secondo i canoni della scultura classica.

Collezione M, dunque, si fa portavoce di questa corrente estetica e culturale proponendo al suo interno alcune tra le opere più importanti, tra le quali quelle di Guido Reni, Elisabetta Sirani e Benedetto Gennari, Carlo Maratti, Luca Giordano, Paolo Anesi, di Hendrik Van Lint e Locatelli. Ma tra tutti questi, quelli che in particolar modo rappresentano al meglio i miei gusti e la mia passione artistica, vi sono i dipinti del Guercino, all’anagrafe Giovanni Francesco Barbieri, che è considerato uno dei massimi esponenti della pittura italiana[4].

Nelle sue opere gli episodi e le narrazioni sui santi vengono sempre contestualizzate in paesaggi-scenografie, come particolari quinte architettoniche o naturalistiche che fanno da cornice all’azione dei soggetti. Sia nel caso di immagini di radure in un bosco, che in quello di cortili di ville cittadine, il proscenio è sempre dedicato alle figure dei protagonisti, per affermare come il vero soggetto artistico, qui, siano i sentimenti, i sensi, gli affetti. L’opera è un vero e proprio invito alla contemplazione[5].

Quali esponenti di un movimento che ha contribuito a rilanciare il nome dell’Italia e le sue eccellenze nel mondo, questi artisti hanno saputo trasmettere appieno il passaggio artistico dal precedente manierismo, verso un ritorno alla natura.

La loro nitidezza nei disegni, accompagnata dalla razionalità delle composizioni, ha trasmesso a chi ha avuto la fortuna di godere di queste opere “l’ideale classico di una bellezza ricercata tanto nella poesia quanto nella verità dei sentimenti e del mondo naturale[6].

Valter Mainetti

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Mon, 12 Aug 2019 16:42:28 +0000 https://www.valtermainettiblog.it/post/511/scuola-bolognese-e-emiliana-del-seicento-una-passione-che-ha-trovato-espressione-nella-collezione-m info@valtermainettiblog.com (Prof. Valter Mainetti)
Il Palco Bryaxis a Lungo il Tevere…Roma 2019 https://www.valtermainettiblog.it/post/510/il-palco-bryaxis-a-lungo-il-tevere&8230roma-2019

È dal 14 giugno che, passeggiando per Lungotevere Ripa - Porto di Ripa Grande, nella Kermesse estiva Lungo il Tevere… Roma, si può incontrare il Palco BryaxisAssociazione per l’Arte e la Cultura sostenuta da Sorgente Group – che si richiama al lustro e al prestigio culturale del passato, più consono alla città di Roma rispetto all’immagine soprattutto commerciale e rumorosa che da troppo tempo è presente nelle cronache nazionali e internazionali.

Il palco Bryaxis propone infatti gratuitamente al pubblico una programmazione di quasi tre mesi, che si avvale, per il quinto anno consecutivo, delle performance dei giovani talenti del Conservatorio di Santa Cecilia, gestiti in collaborazione con Arte2o e Associazione DeCanto. Quest’anno l’offerta culturale di Bryaxis si arricchisce anche della Rassegna “Dante per Tutti”, un ciclo di letture e interpretazioni della Divina Commedia, patrocinate dalla Società Dante Alighieri, a cura di Luca Maria Spagnuolo.

La presenza Bryaxis a Lungo il Tevere … Roma è cominciata nel 2014, quando con la Fondazione Sorgente Group abbiamo promosso una campagna sui media per contrastare il dilagare dell’inquinamento acustico nella città con il claim Spegni il rumore e accendi il divertimento. La campagna ha avuto il patrocinio di Roma Capitale (Presidenza del I Municipio), la collaborazione di Legambiente Lazio e Radio Colonna come media partner.  Grazie a questo mix di forze siamo riusciti nell’obiettivo di tagliare i decibel e proteggere i cittadini dalle dannose conseguenze del rumore eccesivo.

In particolare, la campagna mediatica Spegni il rumore e accendi il divertimento è stata affiancata da monitoraggi acustici, info point, segnalazioni, fino all’ assistenza legale offerta gratuitamente a chi aveva la sfortuna di abitare nei pressi dei luoghi più esposti alla cosiddetta movida.

L’esposizione all’inquinamento acustico, che secondo l’Oms per gravità viene subito dopo quello atmosferico coinvolgendo quasi 30 milioni di cittadini, induce infatti disturbi del sonno, infarti, ictus, ipertensioni e malattie cardiovascolari, incidendo quindi sulla salute delle persone e sul loro benessere fisico, mentale e sociale[1].

Bryaxis, che si richiama al grande scultore dell’antica Grecia, e vuole ricalcarne le gesta in chiave artistica e musicale in aperto contrasto con la rumorosa movida, propone sulle rive del Tevere performance musicali e teatrali che richiamano alla tradizione e alla compostezza. In linea con la mission statutaria di “associazione senza fini di lucro, [..] aperta alla partecipazione dei cittadini, [che] si propone di collaborare anche con l’azione amministrativa comunale attraverso iniziative volte a promuovere l’espressione artistica, tutelare e valorizzare i beni culturali, sostenere la salvaguardia del decoro urbano e l’armonia ambientale e paesaggistica del territorio italiano, compresa flora e fauna[2].

Lo spirito del palco Bryaxis a Lungo il Tevere… Roma nasce proprio da queste basi, e in tutto il periodo estivo si propone di offrire ai cittadini romani, nel pieno rispetto delle norme contro l’inquinamento acustico,  Classica sul Tevere  tutti i venerdì, Harmonika – Cori lungo il Fiume  ogni sabato (evento che propone una serie di formazioni corali, sia nazionali che internazionali), e una volta al mese, come anticipato, anche Dante per Tutti, un ciclo di letture e interpretazioni della Divina Commedia sul tema dell’amore, volto a riportare lo spessore e l’insegnamento di questa fondamentale opera alle orecchie e ai cuori delle persone[3].

Valter Mainetti

[2] Vedi nota 1

[3] https://www.radiocolonna.it/arte-e-cultura/2019/06/13/torna-bryaxis-sul-lungotevere-con-classica-cori-e-dante-per-tutti/

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Mon, 5 Aug 2019 16:42:47 +0000 https://www.valtermainettiblog.it/post/510/il-palco-bryaxis-a-lungo-il-tevere&8230roma-2019 info@valtermainettiblog.com (Prof. Valter Mainetti)
Il Giardino degli Aranci: come vanificare lo sforzo di aziende private nei confronti di un bene pubblico https://www.valtermainettiblog.it/post/509/il-giardino-degli-aranci-come-vanificare-lo-sforzo-di-aziende-private-nei-confronti-di-un-bene-pubblico

È da qualche anno ormai che la scarsità di risorse pubbliche, unita ad una crescente sensibilità verso le tematiche del decoro urbano, hanno fatto sì che vari Municipi decidessero di affidare la gestione di alcune aree verdi cittadine ad Associazioni o aziende private, in grado di garantire la messa in sicurezza e la manutenzione di questo bene comune.

È indubbio che l’insieme degli spazi verdi del perimetro urbano rappresentino un capitale prezioso, che genera notevoli benefici per la qualità della vita dei cittadini. Dunque, è ragionevole pensare che uno sviluppo sostenibile della città non possa prescindere dal considerare questo patrimonio naturale come oggetto di accurate politiche di pianificazione e monitoraggio.

Lo stesso Report Strumenti di pianificazione del verde urbano in Italia[1], curato anni fa dalla Dr.ssa Silvia Collina, condotto e edito da ISPRA AMBIENTE, conteneva già una serie di direttive circa la corretta manutenzione del verde pubblico, dimostrando fin da allora i vari benefici.

Per occuparsene, oggi più che in passato, è indispensabile un approccio trasversale che accolga al suo interno principi delle scienze naturali in grado di mettere in campo i migliori strumenti di pianificazione del paesaggio, così come interventi di trasformazione del contesto urbano che poggino su una solida conoscenza ingegneristica del settore.

Tutto questo ha portato varie Amministrazioni comunali a gestire internamente la questione del verde pubblico, e in questi ultimi anni a delegarne la manutenzione ad enti privati di diversa natura, capaci di tagliare i costi per l’Amministrazione.

È stato un onore per la nostra Fondazione Sorgente Group quando, nel 2015, abbiamo firmato la convenzione con il Dipartimento Tutela Ambientale del Comune di Roma per l’adozione, la presa in carico e la manutenzione del Parco Savello, più comunemente conosciuto a Roma come il Giardino degli Aranci. Un parco ricco di storia e di fascino, realizzato negli anni ’30 dal famoso architetto Raffaele De Vico, che abbiamo riqualificato, riportandolo allo splendore originario.

Situato sul colle Aventino, in uno dei quartieri della Capitale più amati da turisti e cittadini, questo giardino conquista senza dubbio il titolo di eccellenza nel campo dei belvedere romani, assieme al Pincio e al Gianicolo.

Di comune accordo con il Dipartimento Tutela Ambientale del Comune di Roma e con la Sovrintendenza  Capitolina ai Beni Culturali, i primi mesi di collaborazione hanno visto l’attuazione di diverse operazioni di restyling del Giardino degli Aranci, partendo da un’approfondita “ricerca storico-documentaria sul Parco Savello e sul progetto originario dell’Architetto De Vico del 1832, con relativi disegni e piante”.

Da subito si è lavorato alla riqualificazione dell’area attraverso la sistemazione e il ripristino della funzionalità dei cancelli, fino ad allora scardinati, che abbiamo dotato di lucchetti per limitare l’accesso nelle ore notturne, compresa la re-istituzione degli orari di apertura e chiusura del parco. Un’altra operazione è consistita nel ricollocare le panchine in travertino e i plinti necessari al posizionamento dei vasi in terracotta con i festoni, elemento imprescindibile del primo progetto di De Vico. Tutti i cestini in ghisa, un tempo sottratti, sono stati acquistati e riposizionati. Inoltre, a seguito dell’approvazione del Servizio Giardini, abbiamo provveduto a realizzare e posizionare cartelli con divieti e norme di comportamento.

Inoltre, come stabilito dalla convenzione sottoscritta, la Fondazione Sorgente Group ha provveduto alla cura e alla manutenzione della vegetazione (prato, aiuole, cespugli e arbusti), ha rimesso in funzionamento l'impianto di irrigazione, riempito buche e reintegrato il brecciolino nei viali e nelle aree calpestabili, rimuovendo rampicanti infestanti, in particolare quelli secchi o bruciati da persone che avevano costruito all’interno del giardino dei rifugi di fortuna, a ridosso delle mura antiche di confine con il Clivo di Rocca Savella.

Abbiamo potato e contenuto arbusti e cespugli, piantato nuovi alberi di aranci sotto la supervisione del Servizio Giardini del Comune di Roma, inserito piante di oleandro (seguendo fedelmente il progetto originale) all’interno di vasi.

Per il lavoro svolto abbiamo ricevuto numerosi consensi non solo dalle istituzioni preposte al controllo e alla vigilanza, ma dalla stessa cittadinanza che per un determinato lasso di tempo ha potuto usufruire nuovamente del suo spazio verde. L’intervento economico di questi ‘moderni mecenati’ a sostegno dell’amministrazione consente di realizzare iniziative rivolte alla riqualificazione e alla cura del territorio e del patrimonio culturale della nostra città che altrimenti, a causa della scarsità di risorse pubbliche, non potrebbero essere eseguiti”, furono le parole dell’allora presidente del Municipio I di Roma, Sabrina Alfonsi[2].

È per questo motivo che mi dispiace constatare come il degrado abbia ora preso il sopravvento e che il Comune di Roma non sia riuscito a garantire un’adeguata sorveglianza del Giardino degli Aranci, rendendo tutti i nostri sforzi e i nostri investimenti vani.

Il mio augurio è che si possa percepire l’impegno che realtà come la nostra mettono nella cura del bene comune e che da parte delle Amministrazioni si arrivi ad uno sforzo netto e sostanziale in grado di recuperare la nostra opera, garantendo la salvaguardia del nostro investimento e, soprattutto, del verde pubblico.

Potete ascoltare un mio intervento nella trasmissione "Buongiorno Roma" su Radio Roma Capitale in merito proprio al degrado del Giardino degli Aranci.

Valter Mainetti

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Wed, 31 Jul 2019 21:44:38 +0000 https://www.valtermainettiblog.it/post/509/il-giardino-degli-aranci-come-vanificare-lo-sforzo-di-aziende-private-nei-confronti-di-un-bene-pubblico info@valtermainettiblog.com (Prof. Valter Mainetti)
Chateau de Mirambeau di Sorgente Group ospita la mostra Dialogues di Tara Shakti https://www.valtermainettiblog.it/post/472/chateau-de-mirambeau-di-sorgente-group-ospita-la-mostra-dialogues-di-tara-shakti

Mirambeau, 31 maggio 2019. Château de Mirambeau, castello del circuito Relais & Châteaux nel cuore della regione francese della Nuova Aquitania - di proprietà di Sorgente Group - ospiterà dal 15 giugno al 31 luglio, nella cornice del suo spazio espositivo a 5 stelle, la Mostra “Dialogues” della giovane artista malgascia Tara Shakti, che sarà allestita nell’Orangerie dello Château. In mostra  una selezioni di 23 quadri, alcuni dei quali già esibiti a Parigi, nell’esposizione “Madagascar, arts de la grande île”.

 

Nata in Madagascar da una famiglia di artisti, Tara Shakti è entrata nel mondo dell'arte in tenera età, disegnando ad inchiostro su carta. Nel tempo il suo stile si è evoluto prendendo spunto da viaggi e incontri con diversi artisti contemporanei, in India, Cina, Thailandia e in Italia, dove ha studiato le tecniche dei grandi maestri italiani all'Accademia d’Arte di Firenze e dove ha potuto apprezzare in particolare l’epoca del Rinascimento. L’artista nelle sue opere ha affrontato spesso il delicato tema dell’uguaglianza dei diritti tra uomini e donne, spronando quest’ultime a diffondere messaggi di libertà e di responsabilità.

 

Oggi le sue opere sono incentrate sul rafforzamento dell’identità culturale e sulla conservazione del patrimonio malgascio. Le opere di Tara Shakti, artista poliedrica e autodidatta, funzionano come un archivio che conserva reliquie del passato, conquiste del presente e prospettive per il futuro: attraverso il dialogo tra tempi e culture, la mostra “Dialogues” propone di interrogarsi sul concetto di Nazione. Tara Shakti è particolarmente legata al castello di Mirambeau avendo qui celebrato il suo matrimonio. In quell’occasione ha immaginato di esporre i suoi dipinti in una cornice unica in stile rinascimentale dove la storia ha un suo valore intrinseco e dove anche la cultura malgascia, nel suo intreccio tra passato e presente, può essere compresa e apprezzata.

 

Château de Mirambeau, hotel a 5 stelle situato in una rinomata regione vinicola a metà strada tra Bordeaux e Cognac, è una lussuosa struttura in stile rinascimentale che offre la sua leggendaria arte di vivere francese e una calda accoglienza nelle sue 40 stanze extra lusso. La sua offerta vanta il Ristorante “Aux Deux Lévriers”, una spa, una piscina all’aperto, due sale riunioni e una “Cognathèque”. Le 18 nuove camere hanno come particolarità lo stile degli arredamenti ispirati alla Belle Époque: ogni stanza dell’Orangerie è decorata da quadri ispirati alle figure femminili di Giovanni Boldini.  

www.chateauxmirambeau.com/it/

 

Per scaricare il Catalogo della Mostra, cliccare sul link ipertestuale qui a seguire:

https://docs.wixstatic.com/ugd/c1d3e4_08ddf57cb4954a019b2eefd21c8f0563.pdf

 

Contatti:

Ilaria Fasano

Direttore Arte e Comunicazione Sorgente Group, i.fasano@sorgentegroup.com  - Tel. 06 - 90219014 - 339-6409259

Beatrice Forti

Ufficio Stampa Sorgente Group, b.forti@sorgentegroup.com  - Tel. 06 - 90219012 – 345-2485682

Onelia Onorati

Ufficio Stampa Sorgente Group, o.onorati@sorgentegroup.com – Tel. 06 - 90219019 – 349-7839292

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Tue, 25 Jun 2019 18:59:41 +0000 https://www.valtermainettiblog.it/post/472/chateau-de-mirambeau-di-sorgente-group-ospita-la-mostra-dialogues-di-tara-shakti info@valtermainettiblog.com (Prof. Valter Mainetti)
Torna Bryaxis sul Lungotevere con classica, cori e -Dante per Tutti- https://www.valtermainettiblog.it/post/471/torna-bryaxis-sul-lungotevere-con-classica-cori-e-dante-per-tutti-

Roma, 13 giugno 2019 - Ripartono, per il quinto anno consecutivo, le iniziative di Bryaxis, Associazione per l’Arte e l’Armonia sostenuta da Sorgente Group – che fa capo a Valter Mainetti - per “Lungo il Tevere… Roma 2019”. Ogni venerdì il palco Bryaxis offrirà concerti di musica classica del Conservatorio di Santa Cecilia, organizzati da Davide Dose di Arte2o e tutti i sabati sarà la volta di “Harmonika – Cori lungo il Fiume”, rassegna che proporrà varie formazioni corali, anche internazionali, presentata da Arte2o e dall'Associazione Decanto. Infine, una volta al mese per tutta la durata della Manifestazione, gusteremo gli spettacoli “Dante per Tutti”, un ciclo di letture e interpretazioni della Divina Commedia patrocinate dalla Società Dante Alighieri, a cura di Luca Maria Spagnuolo.

 

Dal 14 giugno, dunque, allo start la nuova stagione culturale di Bryaxis: dalle 21.30 risuoneranno sul Lungotevere Ripa-Porto di Ripa Grande le note del recital lirico di Alessandro Fiocchetti, tenore, Chen Yanxi, soprano, Huang Yi Cheng, tenore, Cai Yifan, pianista, con lo spettacolo “Cantando...verso la via della seta”, scelta musicale che mixa la canzone napoletana d’autore e la musica popolare cinese. Questo il primo appuntamento della rassegna “Classica sul Tevere” in compagnia degli artisti del Conservatorio di Santa Cecilia.

 

Il 15 giugno, alle 21.30, per la per la rassegna “Harmonika – Cori lungo il Fiume” il palco sarà dedicato al quintetto OCIMA – Occhi Chiusi in Mare Aperto, gruppo cantautorale composto da Gabriele D’Angelo, Dodo Versino, Francesca Cireddu, Chiara Meschini e Daniele D’Alberti che proporrà reinterpretazioni di brani tratti dal pop internazionale con una predilezione per la deriva indie. Harmonika è la rassegna presentata da Arte2o e dall'Associazione Decanto dedicata alla musica corale, che vuole dar voce alla ricca comunità "di cori e voci" mettendo a confronto le tante formazioni, i diversi repertori, gli stili e le tradizioni di migliaia di coristi.

Ma non finisce qui. Infatti, una volta al mese, il palco Bryaxis proporrà gli spettacoli di “Dante per Tutti”, ciclo di lettura, interpretazione e commento della Divina Commedia incentrati sul tema dell’amore, iniziativa a cura di Luca Maria Spagnuolo, che ha portato la Divina Commedia di Dante nella città di Roma.

 

La rassegna “Dante per Tutti” si aprirà con una serata il 24 giugno, alle 21.30, con la lettura e il commento del Canto V dell’Inferno: il celebre Canto di Paolo e Francesca e dei peccator carnali.

 

L’incontro successivo, il 30 luglio, avrà come oggetto il Canto XXX del Purgatorio: l’emozionante incontro di Dante e Beatrice presso il giardino dell’Eden.

 

Il 20 agosto, ultimo appuntamento, sarà dedicato al Canto XXXIII del Paradiso: lo straordinario Canto conclusivo del Poema e l’estrema visione di Dante dell’amor che move il sole e l’altre stelle.

 

Tra gli appuntamenti delle prossime settimane per “Classica sul Tevere” segnaliamo: il 21 giugno il Duo Bigioni – Urso (Giulia Bigioni, arpa & Jacopo Urso, flauto) che suonerà musiche di B. Hilse, N. Rota, G. Donizetti, G. Rossini. Il 5 luglio il Quartetto di violoncelli del Conservatorio Santa Cecilia (Luis Batista, Giulia Deda, Angelica Simeoni, Simone Ruggero) eseguirà musiche di B. Kelly, N. Rota, M. Jackson e ancora il 2 agosto, il Duo di chitarre Riccardo Colini & Federica Sanzolini, suonerà musiche di N. Paganini, F. Carulli, M. Giuliani, A. Piazzolla.  Per “Harmonika – Cori lungo il Fiume” il 22 giugno si segnalano “Notevolmente and friends”, direttore M. Schunnach, il 20 luglio “Le mani avanti”, direttore G. D’Angelo e il 10 agosto, il “Chiara Padellaro Trio” che proporrà il meglio del jazz e pop internazionale.

Questo è molto altro nel Programma Bryaxis 2019 a “Lungo il Tevere … Roma” consultabile sul sito www.associazionebryaxis.com.  

 

Elisabetta Maggini, presidente dell’Associazione Bryaxis, si è detta felice insieme a Sorgente Group, di aderire per il quinto anno consecutivo alla manifestazione sul Tevere: “Roma e i romani meritano una città a misura d’uomo dove lo spazio per la cultura e la musica siano di qualità, attenti al decoro urbano e rispettosi delle norme che regolano l’inquinamento acustico e ambientale. Siamo molto contenti di offrire una ribalta ai giovani talenti e di contribuire a far rivivere luoghi belli e un po’ trascurati della Città, come le sponde del biondo Tevere, da sempre culla della nostra civiltà”.

Le iniziative di Bryaxis si terranno nell’ambito di “Lungo il Tevere… Roma”, la manifestazione promossa dall’Associazione La Vela d’Oro.

Le serate che si svolgeranno presso gli spazi del Lungotevere Ripa - Porto di Ripa Grande, prevedono:

 

Venerdì – ore 21.30 Classica sul Tevere” (a cura del Conservatorio di Santa Cecilia e Arte2o)

5^ edizione della Rassegna che porta i migliori talenti del Conservatorio e la musica classica sulle sponde del fiume di Roma.

 

Sabato – ore 21.30 Harmonika – Cori lungo il Fiume” (a cura di Arte2o e Associazione Decanto)

Rassegna dedicato ai cori, che proporrà numerose formazioni corali della città di Roma.

 

Un volta al mese - ore 21.30, il 24 giugno, il 30 luglio e il 20 agosto Dante per Tutti”, ciclo di letture e interpretazioni della Divina Commedia patrocinato dalla Società Dante Alighieri, a cura di Luca Maria Spagnuolo.

 

Contatti:

Ilaria Fasano, Direttore Arte e Comunicazione Sorgente Group, i.fasano@sorgentegroup.com  – Tel. 06 -90219014 - 339-6409259

Beatrice Forti, Ufficio Stampa Sorgente Group, b.forti@sorgentegroup.com  – Tel. 06-90219012 – 345-2485682

Onelia Onorati, Ufficio Stampa Sorgente Group, o.onorati@sorgentegroup.com  – Tel. 06-90219019 – 349-7839292


Bryaxis Associazione per l’Arte e l’Armonia. L’inquinamento acustico e ambientale procura gravi danni alla salute, ma spesso, soprattutto d’estate, viene sottovalutato e non si interviene in maniera adeguata. L’Associazione Bryaxis, dal nome del grande scultore dell’antica Grecia, è nata per dimostrare che ogni attività artistica e musicale, antica e moderna, può convivere con il rispetto degli altri e nei limiti delle regole riguardo l’inquinamento acustico. Bryaxis, sponsorizzata da Sorgente Group, è un’associazione senza fini di lucro, aperta alla partecipazione dei cittadini, e si propone di collaborare anche con l’azione amministrativa comunale attraverso iniziative volte a promuovere l’espressione artistica, tutelare e valorizzare i beni culturali, sostenere la salvaguardia del decoro urbano e l’armonia ambientale e paesaggistica del territorio italiano, compresa flora e fauna.

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Thu, 13 Jun 2019 18:31:34 +0000 https://www.valtermainettiblog.it/post/471/torna-bryaxis-sul-lungotevere-con-classica-cori-e-dante-per-tutti- info@valtermainettiblog.com (Prof. Valter Mainetti)
Mostra "Eva vs Eva": la Fondazione Sorgente Group presta tre capolavori di pittura e archeologia https://www.valtermainettiblog.it/post/458/mostra-eva-vs-eva-la-fondazione-sorgente-group-presta-tre-capolavori-di-pittura-e-archeologia

Prosegue la stagione dei grandi prestiti della Fondazione Sorgente Group, presieduta da Valter e Paola Mainetti, che partecipa alla Mostra di Tivoli “Eva vs Eva” organizzata in collaborazione tra l’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, il Museo Nazionale Romano e il Parco Archeologico di Pompei. Inaugurata il 10 Maggio scorso e visitabile fino al 1° Novembre, la Rassegna “Eva vs Eva” è la cornice perfetta per presentare al pubblico tre capolavori: i dipinti "Maria Maddalena che medita sulla Corona di Spine" del Guercino, "Santa Cecilia" del Cavalier d'Arpino e l’idolo cicladico in marmo "Grande Dea Madre".

La mostra “Eva vs Eva” si snoda in due esposizioni contigue che coinvolgono sia la sede di Villa d’Este, che l’Antiquarium del Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli, mettendo a confronto lo spirito ambivalente della donna – da rassicurante simbolo della maternità ad ambigua forza della natura – al fine di indagare i molteplici e diversi aspetti dell’universo femminile, in una narrazione che attraversa figure mitiche ed evocative nella storia.

In particolare all’interno della sezione dedicata alla Mater familias. Maternità e focolare è presente l’idolo cicladico in marmo "Grande Dea Madre" (del V-IV millennio a.C.) della Collezione Mainetti, che incarna fecondità, prosperità e poteri rigenerativi, mentre i dipinti "Maria Maddalena che medita sulla Corona di Spine" (1632) del Guercino e la "Santa Cecilia" (1630 circa) del Cavalier d'Arpino della Collezione della Fondazione Sorgente Group costituiscono una parte centrale nella sfera del Ver sacrum. Virtù e sacralità.

Paola Mainetti, Vicepresidente della Fondazione Sorgente Group, ha espresso grande soddisfazione per i capolavori che fino al 1° Novembre saranno accessibili al grande pubblico:Obiettivo principale della Fondazione Sorgente Group – afferma - è rendere fruibili le proprie opere d’arte, affinché siano conosciute e possano far parte di coinvolgenti Mostre, come questa, spunto di interessanti riflessioni sociali e culturali”.

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Tue, 21 May 2019 16:53:35 +0000 https://www.valtermainettiblog.it/post/458/mostra-eva-vs-eva-la-fondazione-sorgente-group-presta-tre-capolavori-di-pittura-e-archeologia info@valtermainettiblog.com (Prof. Valter Mainetti)
Omniroma-ARA PACIS, LA FAMIGLIA DI AUGUSTO RIUNITA GRAZIE A FONDAZIONE SORGENTE https://www.valtermainettiblog.it/post/508/omniroma-ara-pacis-la-famiglia-di-augusto-riunita-grazie-a-fondazione-sorgente

(OMNIROMA) Roma, 17 MAG - La famiglia dell'imperatore Augusto torna finalmente a riunirsi dopo 2.000 anni e lo fa grazie alla Fondazione Sorgente Group che ha donato al Museo dell'Ara Pacis i calchi in gesso dei ritratti della Gens Giulio Claudia di sua proprietà. Dal 17 maggio i busti entreranno a far parte del nuovo allestimento del museo, promosso da Roma Capitale, sovrintendenza capitolina ai Beni Culturali con i servizi museali Zètema Progetto Cultura, ed andranno a completare la serie già esposta dal 2006. Il progetto, voluto dalla vicepresidente della Fondazione, Paola Mainetti, è stato coordinato dalla curatrice per l'archeologia della Fondazione, Valentina Nicolucci, con la direzione scientifica della Sovrintendenza. La serie già presente nel Museo viene dunque completata con sei nuovi calchi: si inizia con Marcello, il nipote preferito di Augusto, assente dalla sequenza dei volti Imperiali del Museo; si prosegue con i ritratti di Gaio e Lucio Cesari ed i volti di Antonia Minore, Germanico è Gaio adulto. "Voglio ringraziare la Fondazione Sorgente perché insieme ai funzionari della sovrintendenza si è creato un dialogo importante che ha reso possibile un'offerta culturale molto particolare" ha sottolineato Claudio Parisi Presicce, Sovrintendente Capitolino ai Beni Culturali, presentando questa mattina il nuovo allestimento nel corso di una conferenza stampa. Il presidente della Fondazione, Walter Mainetti, ha assicurato che "continueremo nella ricerca di questi oggetti, continueremo a farne i calchi e continueremo ad implementare questa collezione. Speriamo di trovarne presto altri". L'iniziativa ha trovato l'apprezzamento anche del vicesindaco di Roma ed assessore alla Cultura, Luca Bergamo, secondo cui "è molto importante quando il collezionismo sa mettersi a servizio di una comunità. Quando avviene è una cosa da riconoscere ed apprezzare e di cui essere grati".

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Wed, 17 May 2017 00:00:00 +0000 https://www.valtermainettiblog.it/post/508/omniroma-ara-pacis-la-famiglia-di-augusto-riunita-grazie-a-fondazione-sorgente info@valtermainettiblog.com (Prof. Valter Mainetti)
Selinunte. Restauri dell’antico https://www.valtermainettiblog.it/post/499/selinunte-restauri-dell-antico

Traendo spunto dal grande convegno che si svolse a Selinunte nel 2011 dal titolo Selinus, restauri dell’antico. Ricerche ed esperienze nel Mediterraneo di età greca, il volume raccoglie 40 contributi scientifici sulle diverse esperienze e metodologie del restauro architettonico dei monumenti antichi greci e romani. Si parte dal progetto di studio e rilievo del maestoso tempio G di Selinunte, per poi approfondire le esperienze maturate nell'ultimo trentennio da parte degli archeologi che hanno lavorato in Sicilia, Italia e in diversi siti archeologici del Mediterraneo (Atene, Olimpia, Bassae, Sabratha, Cirene, ecc.).

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Wed, 9 Nov 2016 19:41:18 +0000 https://www.valtermainettiblog.it/post/499/selinunte-restauri-dell-antico info@valtermainettiblog.com (Prof. Valter Mainetti)
Guercino e le donne. Il ritratto femminile come veicolo di Grazia https://www.valtermainettiblog.it/post/498/guercino-e-le-donne-il-ritratto-femminile-come-veicolo-di-grazia

Fondazione Sorgente Group e Collezione Mainetti di Roma riuniscono per la prima volta in un unico volume i loro dipinti del Guercino: le due collezioni insieme risultano essere la maggiore raccolta al mondo, a livello privato, di opere di questo pittore. Proprio il rapporto fra il Guercino e la “donna” è al centro di questo volume, attraverso una serie di importanti ritratti femminili che coprono l’intero arco cronologico della sua vita, cercando di approfondire diversi aspetti culturali dell’artista e del suo tempo. Quotidianità, musica, morale, religione ed esoterismo si riflettono nei volti di queste modelle, aiutandoci a comprendere un po’ di più l’universo di questo grande pittore, fortemente credente. La figura della donna diviene, quindi, il tramite per qualcosa di ben più grande, un mezzo atto a rappresentare il divino e l’astratto.

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Fri, 28 Nov 2014 19:38:44 +0000 https://www.valtermainettiblog.it/post/498/guercino-e-le-donne-il-ritratto-femminile-come-veicolo-di-grazia info@valtermainettiblog.com (Prof. Valter Mainetti)
Spegni il rumore accendi il divertimento: l’iniziativa taglia-decibel continua https://www.valtermainettiblog.it/post/470/spegni-il-rumore-accendi-il-divertimento-l-iniziativa-taglia-decibel-continua

Roma, giovedì 31 luglio 2014. Anche in agosto e in settembre Radio Colonna, media partner della Campagna Spegni il rumore accendi il divertimento, seguirà l’iniziativa contro l’inquinamento acustico e la movida fracassona. Sul sito spegniilrumore.radiocolonna.it i cittadini potranno continuare a segnalare le violazioni della quiete con video, comunicazioni scritte, foto e audio.

Sul sito continua anche la raccolta di adesioni all’appello firmato da intellettuali, professionisti e imprenditori.

La Campagna ha visto grande partecipazione della città, attraverso tutte le associazioni territoriali e i comitati di quartiere. In particolare hanno aderito l’Ospedale Fatebenefratelli San Giovanni Calibita all’Isola Tiberina e i condomìni di Lungotevere Aventino e Lungotevere Ripa, fra i luoghi più esposti all’inquinamento acustico, soprattutto nelle ore notturne a causa della musica dei locali a cielo aperto.

Nel corso della conferenza stampa verrà consegnata la delibera comunale di iniziativa popolare sulla gestione e previsione del rumore ambientale promossa dal Coordinamento Residenti Città Storica, con quasi 6000 firme in gran parte raccolte durante la Campagna “Spegni il rumore accendi il divertimento”.

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Thu, 31 Jul 2014 20:25:47 +0000 https://www.valtermainettiblog.it/post/470/spegni-il-rumore-accendi-il-divertimento-l-iniziativa-taglia-decibel-continua info@valtermainettiblog.com (Prof. Valter Mainetti)
Athena Nike la vittoria della dea Marmi greci del V e IV secolo a.C. https://www.valtermainettiblog.it/post/497/athena-nike-la-vittoria-della-dea-marmi-greci-del-v-e-iv-secolo-ac

Catalogo di accompagnamento all'omonima mostra ideata da Paola Mainetti, vice-presidente di Fondazione Sorgente Group e allestita nello Spazio Espositivo Tritone, a Roma. Il volume, fra i cui autori risultano archeologici di livello internazionale come il prof. Eugenio La Rocca, si focalizza sullo studio di una scultura originale greca del 430 a.C., in pregiato marmo pario "lychnites", ricostruita grazie a proiezioni multimediali. Ad integrazione della mostra, il catalogo presenta anche altre sculture in marmo, di provenienza greca tra cui una serie di arredi funerari, le Lekythoi, di cui la Fondazione Sorgente Group è fra i maggiori collezionisti privati al mondo.

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Thu, 14 Feb 2013 19:33:06 +0000 https://www.valtermainettiblog.it/post/497/athena-nike-la-vittoria-della-dea-marmi-greci-del-v-e-iv-secolo-ac info@valtermainettiblog.com (Prof. Valter Mainetti)
Guercino 1658 La Diana Cacciatrice della Fondazione Sorgente Group a cura di Davide Dotti, Bologna 2011 https://www.valtermainettiblog.it/post/496/guercino-1658-la-diana-cacciatrice-della-fondazione-sorgente-group-a-cura-di-davide-dotti-bologna-2011

Catalogo promosso dalla Fondazione Sorgente Group in occasione dell’esposizione del dipinto “Diana Cacciatrice” del Guercino presso la Pinacoteca Civica di Cento, nella suggestiva cornice del paese natale del grande maestro della pittura barocca. Il catalogo conduce un’analisi approfondita di questo dipinto, mostrato al pubblico per la prima volta, attraverso alcuni contributi scientifici che ne decifrano la storia e l’iconografia.

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Wed, 25 May 2011 19:29:36 +0000 https://www.valtermainettiblog.it/post/496/guercino-1658-la-diana-cacciatrice-della-fondazione-sorgente-group-a-cura-di-davide-dotti-bologna-2011 info@valtermainettiblog.com (Prof. Valter Mainetti)
Il sorriso di Dioniso https://www.valtermainettiblog.it/post/495/il-sorriso-di-dioniso

Il volume raccoglie i contributi scientifici di esperti di fama internazionale sul mondo dionisiaco dal punto di vista culturale, religioso e artistico, con un approfondimento scientifico delle opere archeologiche della Fondazione Sorgente Group: la statua di Dioniso e la maschera di Papposileno. Quest’ultima di grande importanza archeologica, poiché la più grande giunta a noi della seconda metà del II a.C. Entrambe le opere erano elementi inseriti in antico all’interno di ricche ville romane.

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Wed, 13 Oct 2010 19:21:49 +0000 https://www.valtermainettiblog.it/post/495/il-sorriso-di-dioniso info@valtermainettiblog.com (Prof. Valter Mainetti)
Marcello https://www.valtermainettiblog.it/post/494/marcello

In occasione dell’esposizione della scultura presso il Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo alle Terme, il volume presenta e illustra per la prima volta il ritratto del giovane principe, identificato da Antonio Giuliano con Marcello, il nipote preferito di Augusto. Nel volume sono presentati approfondimenti sulla ritrattistica di età augustea e confronti iconografici con altri ritratti di Marcello: un esemplare conservato presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, l’altro presente nei Musei Capitolini. Lo studio storico del Prof. Valerio Massimo Manfredi illustra il contesto storico e politico dell’età augustea e l’intensa vita del giovane principe, nipote di Augusto e destinato da questi alla successione imperiale, spezzata prematuramente. Il testo è accompagnato e arricchito dalle fotografie del ritratto di Marcello e delle pitture della Villa di Livia e della Villa della Farnesina realizzate dal fotografo Marco Delogu.

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Wed, 5 Nov 2008 19:18:50 +0000 https://www.valtermainettiblog.it/post/494/marcello info@valtermainettiblog.com (Prof. Valter Mainetti)