Sede museale in Lungotevere Aventino

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La Fondazione Sorgente Group ha adibito ha spazio museale una antica villa collocata fra il Lungotevere Aventino, al civico 4-5, e le pendici del colle Aventino, inserita in un importante contesto storico che vede la stratificazione di numerose emergenze archeologiche dall’epoca arcaica romana fino alle grandi mura di recinzione della Rocca dei Savelli, che oggi custodisce il Giardino degli Aranci.

Il colle Aventino si caratterizza per i grandi complessi dei Cavalieri di Malta, del Convento, del Chiostro e del Giardino di S. Alessio, della Basilica e del Chiostro di S. Sabina, che presentano una sequenza di spazi introversi e raccolti, e di giardini nascosti e sorprendenti affacciati sul fiume e la città. Alle memorie della fede si sommano quelle, altrove assai rare a Roma, delle vicende del Medioevo: così il Giardino degli Aranci occupa il sito dell’antica Rocca Savella, e secondo alcuni, quello del palazzo imperiale degli Ottoni.

Il Colle, originariamente chiamato “Mons Murcius” per i mirti che lo ricoprivano, è stato abitato fin dall’età arcaica e un tratto delle mura serviane si conserva proprio negli scavi sotto la Basilica di Santa Sabina, che si erge sulla parte perimetrale del colle verso la proprietà in Lungotevere Aventino, 5. L’area è permeata di storia: importante già nell’età romana arcaica e repubblicana, in età imperiale era sede di numerose residenze aristocratiche, tra le quali le case private di Traiano ed Adriano prima che divenissero imperatori. Tra gli edifici più noti in epoca antica furono costruiti qui il Tempio di Diana, quello di Minerva e quello di Mercurio; un Iseum sorgeva in corrispondenza dell’attuale basilica di S. Sabina e mitrei in corrispondenza delle chiese di S. Prisca e di S. Balbina. In epoca medioevale avevano un grande rilievo le Chiese di S. Prisca e S. Sabina, oggi ancora sede della curia generalizia dell’ordine dei Domenicani, sorte su una casa del I sec. d.C. dove si diceva che S. Pietro battezzasse i fedeli. Nel 1765 Giovanni Battista Piranesi sistemò la Piazza dei Cavalieri di Malta vicino alla villa del Priorato di Malta sede ancora oggi dell’Ordine. Fondato tra il VII e l’VIII sec., sull’Aventino ha sede oggi l’Istituto Nazionale di Studi Romani, sorto nell’ex convento dei Santi Bonifacio e Alessio, uno dei più importanti centri monastici della Roma alto-medioevale. L’ordine dei Benedettini realizzò una chiesa con annesso Collegio dedicato a Sant’Anselmo: accanto ad essa ha sede oggi il Pontificio Ateneo di Sant’Anselmo.

La villa costituisce, dunque, un delicatissimo inserimento in un contesto storico, riutilizzando preesistenze edilizie legate allo sviluppo di un’area, quella della Salara, cancellata dall’attuale Lungotevere, che ospitava edifici utilitari e magazzini del legname e del sale. Alle spalle della proprietà, dopo un intenso lavoro di pulitura e messa in sicurezza delle pendici del colle - a cura della Fondazione Sorgente Group - è ora possibile ammirare numerose emergenze archeologiche e tratti di muri in opera reticolata, laterizia e listata, pertinenti ad ambienti coperti a volta e sostruzioni risalenti a varie epoche a partire dall’età repubblicana fino a tutta l’età tardo imperiale.

Proprio di questa fase sono le maggiori testimonianze, quando la stirpe degli Imperatori sassoni ebbe con Ottone I, (l’incoronazione a San Pietro fu nel 962) l’intenzione di insediarsi permanentemente nell’Urbe e sin dall’inizio proprio sull’Aventino fu offerta ospitalità all’imperatore grazie ai rapporti di parentela con il santo martire Adalberto di Praga. Di certo la presenza a Roma di Ottone I fu limitata, ma la permanenza della corte all’Aventino era altamente significativa poiché, nel quadro strategico della dinastia sassone, l’Urbe si prospettava quale sede effettiva, non solo simbolica, di rinnovato centro della politica imperiale. Un’occasione eccezionale fu la svolta politica che Ottone I ebbe a inaugurare: il matrimonio dell’erede Ottone II con la nipote dell’Imperatore di Bisanzio. L’avvenimento, politicamente di grande rilievo, non restò isolato, perché la sposa Teofane stabilì  la sede imperiale su questo colle per una lunga durata. Infatti,  morto presto Ottone II, ella regnò direttamente per anni in nome del giovane figlio Ottone III, finché quest’ultimo fu anticipatamente insignito del titolo imperiale. Ottone III diede presto segni di acume politico e fu fermo assertore di un rinnovamento dell’Impero. Per il colle, l’azione di Teofane, decisa al consolidamento della residenza aventiniana, e il programma di Ottone III per la creazione di una sede duratura della corte imperiale a Roma, sono due elementi decisivi. La sede dell’Aventino, anche per una concreta affidabilità, nell’ambito delle strutture palaziali ancora ivi esistenti presso le grandi basiliche – soprattutto quella di Sant’Alessio – era rimasta e costituiva l’unica possibilità di accoglienza dell’apparato di base per il soggiorno, all’epoca, della corte imperiale. L’unica documentazione in proposito resta la datazione di alcuni atti imperiali, come un privilegio del primo novembre del 1000 riferibile al convento aventinese di Sant’Alessio e il riferimento ad un testo ufficiale come quello delle Gesta Episcoporum Cameracensium (1041-43), che collocano la residenza ottoniana “in antiquo palacio quod est in monte Aventino”.

 

La villa, sede museale della Fondazione Sorgente Group, costruita per Giovanni Curioni nel 1931, poggia su un terrapieno elevato rispetto alla strada, una sorta di sostruzione o terrazza che riprende un tema assai presente nelle ville rinascimentali, quello del dislivello orografico reso monumentale e “architettato” dal prospetto murario. Il cancello d’ingresso introduce a una corte semi ipogea, incassata rispetto al soprastante giardino. Questo spazio compariva due secoli fa, sul Catasto Urbano, come occupato da un magazzino del sale. Oggi la corte introduce, a destra entrando, in uno spazio, stavolta del tutto ipogeo, che la Fondazione Sorgente Group ha riprogettato come spazio espositivo di opere d’arte e sede di eventi. Il pavimento scuro e lucido della sala amplifica e dissolve i suoi confini, come uno specchio riflettente, e una trama di luci disposte sul soffitto illuminano lo spazio, formando le Costellazioni dell’emisfero boreale. Alle spalle della sala, un lucernario di vetro al livello del giardino porta la luce naturale, e ampie sequenze di murature antiche testimoniano la storia del sito. Il giardino esterno, risistemato in parte con una piattaforma gradinata rialzata, è stato attentamente restaurato ridisegnando l’originario percorso di accesso alla Rocca Savella in alto, oggi Giardino degli Aranci, “adottato” dal 2015 dalla Fondazione, che ne ha ripristinato l’aspetto originario ideato dall’Architetto Raffaele De Vico nel 1932. Il restauro della sede museale ha portato anche al riutilizzo di una fontana ninfeo, articolata con stalattiti, che getta acqua dalla sommità della rupe. Il restauro attuale è stato riprogettato dalla Fondazione Sorgente Group e curato nella realizzazione dalla Vicepresidente Paola Mainetti.

L’interno della villa ospita oggi opere d’arte, arredi e collezioni fotografiche di proprietà della Fondazione Sorgente Group, e si propone come spazio museale ed espositivo, nell’ottica del mecenatismo privato.



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